TUNISIA: CITTADINI FAVOREVOLI ALLA SEPARAZIONE TRA POLITICA E ISLAM Lo sostiene un sondaggio di Sigma Conseil. Ma l'identità religiosa resta comunque un fattore importante

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La maggior parte dei tunisini, il 72,8%, è favorevole ad una separazione tra religione e politica. E’ quanto emerge da un sondaggio telefonico condotto da Sigma Conseil, in collaborazione con la Fondazione Konrad Adenauer-Stiftung, che è stato presentato a Tunisi. L’indagine intitolata “Religione e politica nel Nord Africa” e basata su un campione di 1000 persone in Tunisia, Libia, Algeria, Marocco ed Egitto fornisce anche altre indicazioni utili per meglio comprendere il tipo di società e le diverse sensibilità degli abitanti dei paesi interessati.

Gli intervistati si sentono innanzitutto “musulmani” e poi cittadini dei vari stati, eccetto che in Tunisia, dove il 53,2% dichiara di sentirsi tunisino, il 37,6% musulmano e il 6,8% arabo. Ma l’identità religiosa resta comunque un fattore importante anche in Tunisia, al punto da risultare al primo posto per il 48,1% degli intervistati rispetto al 41,2% che si sono espressi per l’identità nazionale. E le persone interpellate nei cinque paesi nordafricani sono quasi unanimi nel considerare l’Islam come importante o molto importante nella loro vita, con percentuali che sfiorano il 100%.

Dallo studio emerge anche che il rispetto degli obblighi religiosi varia a seconda delle società e le divergenze aumentano quando si domanda dell’applicazione della sharia come unica fonte di ispirazione della legge per la quale i tunisini sono contrari al 69,5%, i libici favorevoli al 78,7%, gli algerini al 62,9%, gli egiziani al 59,7%, i marocchini al 54,9%.

I tunisini inoltre disapprovano al 75,6% l’intervento degli imam nella politica e considerano l’Islam negativo al 57,6% riguardo al suo impatto diretto sulla politica. Gli attentati terroristici sono interpretati come un offesa all’Islam per l’83,1% degli intervistati. Alla domanda su “cosa significhi l’espressione estremismo religioso”, il 32,7% dei tunisini ha risposto con “una cattiva interpretazione della religione”, il 31% con un’offesa alla religione e il 26,1% con l’appartenenza ad una organizzazione terroristica.

Per quanto riguarda le origini dell’estremismo religioso il 22,2% ha risposto “una cattiva interpretazione dell’Islam”, il 21,2% la disoccupazione e la povertà, il 14,3% l’incoscienza. Quanto al primo responsabile dell’incitazione all’estremismo religioso il 30,4% dei tunisini ha indicato l’Occidente, il 16,3% i partiti islamisti e l’11,1% il wahabismo.

Anche se i tunisini forniscono un grande numero di foreign fighter all’Isis, l’organizzazione terroristica risulta essere fortemente disapprovata dagli interpellati. La Tunisia è il paese dove gli intervistati considerano che Daesh abbia il maggior impatto negativo sull’economia e si dimostrano più preoccupati per le conseguenze sulla sicurezza del Paese.

Commentando i risultati del sondaggio, la Fondazione Konrad-Adenauer-Stiftung conclude che la Tunisia si distingue rispetto agli altri paesi della regione per una sorta di maggior equilibrio tra appartenenza religiosa e cittadina.

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