LE UNIONI CIVILI SONO LEGGE, L’OPPOSIZIONE PREPARA IL REFERENDUM

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Il ddl Cirinnà è stato approvato in via definitiva dalla Camera con 372 voti favorevoli, 51 contrari e 99 astenuti. In precedenza il governo aveva ottenuto la fiducia posta per blindare il testo. “Oggi è un giorno di festa per tanti – ha scritto Matteo Renzi in un post comparso sul suo profilo Facebook prima della votazione – In queste ore decisive tengo stretto nel mio cuore il pensiero e il ricordo di Alessia. E questo mi basta. Perché le leggi sono fatte per le persone, non per le ideologie. Lo facciamo mettendo la fiducia perché non erano possibili ulteriori ritardi dopo anni di tentativi falliti”. Il presidente del Consiglio vuole dedicare il passaggio del ddl ad Alessia Ballini, morta a 41 anni in seguito ad un tumore. Originaria di San Piero a Sieve (Firenze) di cui era stata anche sindaco si era battuta in prima persona contro l’omofobia.

La decisione di porre la fiducia sul testo è stata, però, accolta in modo polemico dalle opposizioni e dal mondo cattolico. Il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, ha parlato di un’occasione persa per il dibattito parlamentare. Il governo, ha commentato il vescovo, “ha le sue logiche, le sue esigenze, probabilmente avrà anche le sue ragioni, ma il voto di fiducia, non solo per questo governo ma anche per quelli passati, spesso rappresenta una sconfitta per tutti”.

Renzi, in effetti, ha fatto prevalere la certezza di avere la legge, sulla possibilità di garantire un dibattito in Aula, timoroso dei tranelli costituiti da alcuni voti segreti. Il premier temeva che proprio nel segreto dell’urna la minoranza del Pd si saldasse con tutte le opposizioni, al di là della disponibilità ufficiale ad appoggiare la legge da parte di Si, M5s e anche alcuni deputati di Fi. Bastava cambiare una virgola per rimandare il testo in Senato, il che sarebbe stata una sconfitta per il presidente del Consiglio. La protesta delle opposizioni si è levata immediatamente, seppur con sfumature diverse.

Arturo Scotto (Si) ha parlato di “grave errore”, e Renato Brunetta di “squadrismo”. Ma scontenti anche i pochi deputati della maggioranza contrari alla legge, che non voteranno la fiducia, come Alessandro Pagano, di Ncd, o Gianluigi Gigli e Mario Sberna di Democrazia Solidale. Altri cattolici della maggioranza (come Paola Binetti) voteranno sì alla fiducia ma si asterranno sul voto finale al provvedimento (il regolamento della Camera separa i due voti). Le opposizioni sono pronte a proporre il referendum abrogativo.

“La legge sulle unioni civili è contraria alla Costituzione – ha commentato Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dell’Associazione Medici Cattolici Italiani -. Non si possono mettere sullo stesso piano la coppia di coniugi fondata su un patto stabile, duraturo ed egualitario, con altre convivenze che non sono altro che un fatto”. Boscia ha rimarcato che “non esistono le famiglie, esiste la famiglia, unione fondata sul patto tra un uomo e una donna, che con i figli rappresenta la cellula base della società”. La genitorialità, ha aggiunto, “implica sempre la paternità e la maternità. Non è possibile fare a meno di queste dimensioni fondamentali della vita umana. Quando si cerca di nasconderle, magari introducendo termini burocratici come ‘genitore 1’ o ‘genitore 2′, si esercita una forma di violenza sui soggetti piu’ deboli, che sono i figli”.

Durissima la presa di posizione di Massimo Gandolfini, presidente del Comitato “Difendiamo i Nostri Figli”. “Renzi va fermato e a ottobre bisogna dire no al referendum costituzionale”. Secondo il promotore del Family Day occorre scongiurare il rischio che il capo del governo “Trasformi l’Italia in un ‘premierato’. E con l’abolizione del Senato questo rischio diventa molto concreto. Renzi non è il presidente del Consiglio di tutti gli italiani, ma rappresenta una piccola lobby. Il suo è il governo più antidemocratico della Repubblica. Allora dico alla gente: pensate cosa combinerà domani se al referendum dovesse passare la riforma costituzionale”. Quanto alla Cirinnà, secondo Gandolfini si tratta di “una legge anticostituzionale che ha avuto un iter profondamente offensivo dei regolamenti e della Costituzione”.

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