DUTERTE E’ IL NUOVO PRESIDENTE DELLE FILIPPINE: “SARO’ UN DITTATORE CONTRO I MALVAGI” Il 71enne è stato sindaco di Davao City per oltre 22 anni, rendendola la "città più sicura dell'Asia"

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“Sarò un dittatore contro tutti gli uomini cattivi e malvagi. Lo sarò anche a costo della mia posizione o della mia vita. Non mi fermerò. Questo è un impegno solenne”. Sono state le prime parole del nuovo Presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte. L’ex sindaco di Davao, detto Digong, ha vinto le elezioni del 9 maggio con circa il 39% dei consensi succedendo a Benigno Aquino, leader moderato, figlio dell’ex premier Corazon. Gli altri due maggiori candidati, Mar Roxas (23,3%) e Grace Poe (21,7%), hanno riconosciuto la vittoria a Duterte prima ancora della conclusione dello spoglio dei voti. Il nuovo presidente governerà per i prossimi sei anni. “Giudicatemi non dai titoli dei quotidiani, ma alla fine del mio mandato. Se ho fatto male, sparatemi” ha detto il 71enne. Membro del Pdp-Laban Party, è stato sindaco di Davao City per più di 22 anni, un lungo periodo durante il quale Duterte ha trasformato la città nel sud di Mindanao (la seconda isola in ordine di grandezza delle Filippine con oltre 18 milioni di abitanti) da luogo arretrato e malavitoso a “città più sicura d’Asia”.

Duterte è stato eletto grazie a un movimento popolare stanco di corruzione e ingiustizie. Non a caso, la sua campagna elettorale è stata caratterizzata dai temi della lotta al crimine e alla corruzione, toccando anche la questione di una possibile riforma costituzionale per attribuire più poteri al governo rispetto al Parlamento. Egli ha promesso di sradicare il crimine entro sei mesi, proposta giudicata dagli avversari priva di fondamento. Nel suo discorso della vittoria, Duterte si è rivolto direttamente agli spacciatori di droga: “Non ho pazienza, non ho vie di mezzo, o voi mi ucciderete o io vi ucciderò, idioti”. Le sue posizioni su altre questioni, come quella economica, sono poco conosciute. Rimangono dunque forti le “preoccupazioni” di una parte della società che vede nell’elezione di Duterte il rischio di un ritorno ad una dittatura militare, almeno de facto. Nella tornata elettorale del 9 maggio sono stati eletti anche oltre 18mila rappresentanti per le amministrazioni regionali e locali.

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