NUOVE RIVELAZIONI DAI “PANAMA PAPERS”: OLTRE 210MILA SOCIETÀ OFFSHORE, 7700 DAGLI EMIRATI ARABI Pubblicato ieri online l'elenco dei nomi sul sito dell’International Consortium of Investigative Journalists. E “Arabian Post” pubblica le informazioni sui sette Paesi uniti della Penisola araba

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Panama Papers

Sono oltre 360mila nomi, tra persone e imprese, 210mila le società offshore, di 42 Stati operanti in 21 aree geografiche, nel database del cosiddetto “Panama Papers” Leak, lo scandalo delle evasioni fiscali dagli oltre 11milioni di documenti trafugati dallo studio legale di Panama Mossack Fonseca, specializzato in paradisi fiscali. I 370 giornalisti dell’International Consortium of Investigative Journalists di 80 Paesi, che gestiscono il wikileaks della finanza, che festeggia quasi un anno, rivelano a puntate nuove informazioni. Le più recenti sono state pubblicate ieri sul sito web.

Il quotidiano “Arabian Post” rivela oggi che 7700 sono società provenienti dagli Emirati Arabi, con 180 intermediari, operanti perlopiù a Panama e nelle Isole Vergini Britanniche, con affari prevalentemente nel commercio d’oro e di prodotti tradizionali.

Le 39 aziende italiane nel database dei “Panama Papers” sono state registrate perlopiù nella giurisdizione delle Isole Vergini Britanniche e nell’isola cilena di Nilue, una alle Seychelles, per due non è stato determinato.

La Nuova Zelanda è tra i Paesi protagonisti delle ultime rivelazioni. In una intervista all’emittente statunitense CBNC, uno degli analisti di ICIJ, Michael Hudson ha dichiarato: “Il sistema off-shore è un sistema globale, in tutto il mondo. La Nuova Zelanda, Australia, Isole Cook, Costa Rica, Panama e gli Stati Uniti sono tutti parte di questo sistema che, in un modo o nell’altro, aumenta i suoi ‘clienti’, attirandone di nuovi”.

Le imprese coinvolte operano in settori legali. Sono in corso, però, indagini per portare alla luce le società di copertura per riciclaggio di denaro sporco, traffico di droga e altre attività criminali oltre l’illecito dell’evasione fiscale.

Quando le tasse sono eluse, quando i beni dello Stato sono distratti e nascosti in questi paradisi fiscali, gli effetti negativi sull’obiettivo di porre fine alla povertà e aumentare la prosperità sono enormi”, ha dichiarato il presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim.

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