PAKISTAN, UCCISO L’ATTIVISTA SCIITA “AMICO” DEI CRISTIANI Khurram Zaki aveva condannato più volte i continui attacchi alle comunità cattoliche e protestanti

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Era un “amico” dei cristiani, anche per questo Khurram Zaki, 40enne direttore del sito d’informazione “Let us build Pakistan”, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco lo scorso 7 maggio. L’assassinio è stato rivendicato dal gruppo talebano Hakeemullah ed è solo la punta dell’iceberg. L’uomo si trovava in un ristorante del settore 11-G di Karachi quando, verso mezzanotte, alcuni uomini non identificati hanno aperto il fuoco uccidendolo e ferendo due persone che erano con lui.

Cecil Chaudry, direttore della Commissione episcopale di giustizia e pace Pakistan, ha espresso il suo profondo dolore per la perdita di “una grande voce che si batteva per i diritti delle persone emarginate”, un uomo noto per le sue battaglie a favore di tutte le minoranze perseguitate in Pakistan, compresa quella cristiana.

Khurram Zaki aveva condannato più volte i continui attacchi alle comunità cattoliche e protestanti nell’arcidiocesi di Karachi: “Egli si era fatto conoscere – continua Chaudry – per aver portato la croce durante alcune manifestazioni e per essere sempre stato a fianco dei sacerdoti, in modo speciale all’arcivescovo della città mons. Joseph Coutts”.

Il gruppo talebano Hakeemullah ha rivendicato l’assassinio e lo ha giustificato come rappresaglia contro la presa di posizione di Zaki nei confronti di Maulana Abdul Aziz, khateeb il predicatore della moschea rossa di Islamabad: Zaki infatti aveva organizzato manifestazioni di protesta contro il leader islamico che non aveva voluto condannare il massacro della scuola militare di Peshawar del 17 dicembre 2014, in cui morirono 134 bambini e nove adulti.

Purtroppo, quello di Zaki non è un caso isolato: l’anno scorso, sempre a Karachi, l’attivista Sabeen Mahmud è stata uccisa mentre era alla guida della sua auto. Anche lei aveva criticato il predicatore della moschea rossa. A maggio 2015, invece, è stato il turno dell’avvocato per i diritti umani Rashid Rehman Khan, freddato da uomini non identificati. “Abbiamo perso molti amici – afferma Irfan Mufti, direttore della ong “South Asia Partnership-Pakistan” – i difensori dei diritti umani sono minacciati, mentre i giornalisti sono attaccati da molti anni. Lo Stato ha fallito nel proteggerci e forse è diventato una vittima compiacente.”

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