Destino Comune

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primavera

Per molti dovevano essere una pura formalità. Un fatto comune, nel senso di banale, della politica. Invece le prossime elezioni amministrative di giugno si stanno trasformando in un atto straordinario, in un evento che si va caricando di particolari significati ogni giorno che passa. E non solo per la posta in palio, la guida di piazze importanti come Roma, Milano e Napoli, solo per citare le principali, quanto per gli accadimenti che fanno da corollario ad una campagna elettorale particolarmente priva di appeal. Non senza una certa sorpresa nella Capitale è stata esclusa la lista che sostiene Stefano Fassina, candidato della sinistra alternativa al centrosinistra di Renzi e Giachetti.

Ma non è l’unico evento straordinario di un processo che, solitamente, è ordinario. Anche i candidati di Angelino Alfano e gli esponenti di Fratelli d’Italia si sono ritrovati a fare i conti con la stessa realtà. Ma il vero colpo di scena è a Roma. A 24 ore dalla presentazione, le liste di Stefano Fassina, candidato sindaco per Sinistra Italiana, sono state escluse. Una doccia fredda per la neonata formazione politica che, se il preannunciato ricorso non riuscirà a sanare la situazione, rischia di vedersi esclusa dalla competizione. Anche in altre città ci sono stati pronunciamenti: a Milano sono state respinte le liste di Fratelli d’Italia e Fuxia people e a Cosenza la commissione elettorale sarebbe orientata a respingere due liste, “Cosenza popolare”, espressione del Nuovo centrodestra, e di “Orgoglio Brutio” che sostiene un candidato del Pd.

Mentre però in questi due casi sembrano esserci possibilità di soluzione, per la vicenda Fassina a Roma le speranze sono appese a un filo. “Abbiamo appreso con stupore che la commissione elettorale ha respinto le nostre liste dalla competizione per Roma”, ha annunciato Fassina”, “si tratta di una decisione che, se fosse confermata, altererebbe pesantemente l’esito delle elezioni amministrative nella Capitale. Presentiamo subito ricorso e nelle prossime ore decideremo quali ulteriori iniziative intraprendere”. Il “verdetto” della commissione elettorale circondariale sembra non lasciare troppi margini: le liste sono state respinte per “vizi formali non sanabili” e la sua candidatura ora dipende dall’esito del ricorso al Tar, il cui esito è atteso per la prossima settimana. Per le sue liste municipali sarebbero stati utilizzati moduli vecchi, in quelle comunali ci sarebbero dati mancanti.

Insomma, secondo quanto filtra, ci sarebbero stati errori formali nella compilazione dei moduli e nella modalità di certificazione di alcune firme. Errori che hanno innescato una vera e propria bufera tra quelli di Sel contro Sinistra Italiana, tanto che un aspirante consigliere municipale si sfoga su Facebook e parla di “banda di incapaci”. Ma le accuse si registrano anche in senso contrario. La corsa a Roma rischia di prendere tutta un’altra piega, rimanendo zoppa la rappresentanza della sinistra. A poco meno di un mese dalle elezioni gli elettori di Fassina saranno costretti a riorientarsi. E questo innesca una serie di domande? Eccesso di zelo da parte dei funzionari incaricati di verificare i documenti, oppure manovra politica? Per la prima ipotesi saranno i fatti a parlare, per la seconda servono le prove e, ad oggi, non ci sono.

Oggettivamente però la coalizione che sostiene Roberto Giachetti, voluto da Matteo Renzi, non può che trarre un beneficio da questa esclusione. Il portavoce dei Verdi di Roma Gianfranco Mascia, che appoggia Giachetti, ha scritto a Fassina che spera nel suo reintegro, ma intanto mette le mani avanti: “Garantiamo che ci faremo carico di molti temi della sinistra”. Tacere, a volte, sarebbe opportuno. Da parte sua il candidato sindaco Carlo Rienzi, presidente del Codacons, ha addirittura offerto a Fassina il ruolo di assessore alla legalità e alle politiche sociali. Insomma, dopo il ritiro di Guido Bertolaso e di Francesco Storace che sosterranno Alfio Marchini,

Le carte vengono rimescolate per l’ennesima volta, segno evidente che a governare questa fase non sono le idee politiche la le logiche spartitorie, connesse alle candidature e ai posti dipsonibili. Idee senza ideologie. A Milano è toccato alla lista di Fdi-An al Consiglio comunale essere ricusata e così i suoi 48 candidati per “un puro errore materiale ascrivibile a un dato tecnico”. Mancava, per ognuno dei candidati, la dichiarazione “di non rientrare nei casi di incandidabilità previsti dalla legge Severino”, spiega un comunicato del coordinamento milanese del partito. La dichiarazione, invece, è presente nelle accettazioni di tutti i candidati di Fratelli d’Italia nelle nove liste per i municipi, “a riprova che si è trattato di mero errore materiale”.

E quindi, prima di ogni eventuale ricorso al Tar, FdI-An sta avanzando “un’istanza di revisione alla Commissione Elettorale allegando le dichiarazioni di insussistenza delle cause di incandidabilità sottoscritte da tutti i candidati della lista al Comune”. Anche Maria Teresa Baldini, unica donna che aveva annunciato la candidatura a sindaco con la lista Fuxia People e’ pronta a rivolgersi al tribunale. “Quanto accaduto fa capire come per il mondo civile il problema non sia affatto la magistratura, ma la burocrazia: la contestazione riguarda l’utilizzo di un modulo pre-stampato contenente riferimenti differenti e non aggiornati rispetto ai moduli più recenti”. D’accordo, la burocrazia è un problema, e questo è fuor di dubbio. Ma se proprio chi ambisce a governare, facendo leggi, non riesce e non restare impigliato nella rete di cavilli e codicilli, il problema non è serio ma grave. Molto grave….

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