VIGANO’: “AI COMUNICATORI IL PAPA CHIEDE DI USARE UN LINGUAGGIO DI MISERICORDIA” Il Prefetto della Segreteria per la Comunicazione: "Francesco dice che comunicare significa condividere e la condivisione richiede l’ascolto"

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Nel giorno in cui ricorre la 50.ma Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali, mons. Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Città del Vaticano, ai microfoni di Radio Vaticana ha commentato il messaggio (pubblicato lo scorso 24 gennaio) che Papa Francesco ha scritto sul tema “Comunicazione e misericordia: un incontro fecondo”. Va ricordato, anzitutto, “un elemento che Papa Francesco richiama nel suo messaggio – afferma Viganò -, quando dice che la misericordia ha il potere di sanare le relazioni lacerate, di riportare la pace, l’armonia nelle famiglie e nella comunità. Questo credo sia un compito per noi. Quando, cioè, il Papa ribadisce che la comunicazione è un linguaggio che non può assumere il tono arrogante della rivendicazione, della conquista, piuttosto quella levità di chi sa accogliere, quella parola capace di includere. Questo credo sia uno dei rapporti più interessanti e fecondi tra il Giubileo della Misericordia e la Giornata Mondiale delle Comunicazioni”.

“Questa è la 50.ma Giornata delle Comunicazioni che celebriamo, l’unica giornata voluta dal Concilio. Il Concilio si è occupato anche di che cosa? Delle modalità, delle prassi, dei modi concreti di essere Chiesa in un mondo che stava cambiando, quindi in una contemporaneità. Proprio questa relazione Chiesa-mondo interpella una capacità di comunicazione che è anzitutto di prossimità, cioè di relazione – prosegue -: una comunicazione che è lo spazio appunto che sa costruire una casa comune, dove le differenze non si annullano, si mantengono, ma si illuminano reciprocamente”.

Nel messaggio di quest’anno, Francesco mette l’accento sull’importanza dell’ascolto come presupposto per l’avvio di una vera comunicazione. Bergoglio ricorda che “forse si è un po’ perso il valore dell’ascolto e anche del silenzio come componente essenziale di una comunicazione volta proprio all’incontro, e questo è evidente soprattutto nei suoi continui interventi a proposito delle chiacchiere”. Il Prefetto ricorda che “il contrario di un atteggiamento di ascolto è il gusto di una parola vuota che si arrovella su se stessa e che può giungere anche, addirittura, a dei reati, quando la chiacchiera, il pettegolezzo, il rumore diventano delazione, calunnia”. Questo aspetto occupa un posto centrale nel messaggio del Papa. “Non è un caso che quando Francesco parla di comunicazione dice che comunicare significa condividere e la condivisione richiede l’ascolto, un ascolto che lui considera una sorta di martirio. Per ascoltare è necessario uscire da sé”.

Francesco, sulla scia di Benedetto XVI, dedica sempre una parte importante dei suoi messaggi ad Internet e alle Reti Sociali. Il Papa è su Twitter e, da pochi mesi, su Instagram. “Oggi, soprattutto coloro che sono giovani, vivono un’interazione molto naturale tra la vita online e offline – ricorda Viganò -, ma è anche vero che noi adulti siamo chiamati a guidare non ad una percezione di contrapposizione o ad un giudizio di questi mondi, che sono semplicemente mondi e modalità differenti per avere rapporti, piuttosto a far sì che le connessioni conducano ad una relazione concreta, ad una relazione con l’altro, con una sua fisicità, una sua corporeità, una sua spazialità, una sua storia, una sua coscienza. Questo credo che sia uno degli aspetti importanti. In fondo, la tecnologia è qualcosa che richiede un cuore umano: abbiamo bisogno di dare alla tecnologia un di più di umanità!”

Sono tante le immagini di questo Pontefice che potrebbero sintetizzare il connubio tra comunicazione e misericordia. “E’ un Papa che si lascia coinvolgere molto. Penso ad esempio a quell’incontro straziante a Lesbo – prosegue il Prefetto -, con un uomo inginocchiato che lo afferra, si aggrappa, quasi a dire che lì trova una speranza concreta, un cammino positivo che non è semplicemente detto, proferito a parole, ma si dà nella vicenda concreta della storia. Per ciascuno di noi, guardare il Papa, ascoltare le sue parole, è sempre commovente, perché è un uomo che ci rimanda sempre ad un altro. E’ un uomo che è in mezzo alle questioni della gente: alla povertà, al lavoro, al problema delicato… E’ in mezzo, non è mai ai margini dei problemi, ma lui non è mai al centro. Questo essere in mezzo – conclude -, quindi, decentrandosi sempre, però, perché al centro di ogni vicenda per lui c’è Gesù, che è il Salvatore, credo sia davvero commovente”.

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