RAPPORTO USA SULLA LIBERTÀ RELIGIOSA: SOTTO MONITORAGGIO L’EUROPA Restrizioni decise dai governi per limitare alcune forme tipiche di espressione religiosa affiancate da una crescita preoccupante di manifestazioni di antisemitismo e islamofobia

731
rapporto

I governi europei limitano le tipiche forme di espressione religiosa come abiti o simboli, sono ambigui i trattamenti dell’obiezione di coscienza dei datori di lavoro, ovunque cresce l’islamofobia e l’antisemitismo. Grazie a questi fattori, l’Europa occidentale entra nella lista dei Paesi monitorati che la Commissione Usa sulla libertà religiosa internazionale (Uscirf) ha stilato nel suo Rapporto annuale pubblicato nei giorni scorsi. Il Rapporto documenta le violazioni della libertà religiosa in oltre 30 Paesi del mondo. Nella mappa, accanto ai Paesi segnalati in rosso (tra cui Cina, Corea del Nord, Iraq e Siria) e a quelli segnalati in arancione (Turchia, Russia, Azerbaigian, Ciba e India) spicca, in beige, tutta l’Europa occidentale.

Le restrizioni che anche i governi europei decidono di fare alla libertà religiosa sono spesso volte a garantire pari opportunità per tutti e a stabilire regole di convivenza in società sempre più plurali. Ma hanno sviluppi contrari: “Favoriscono un clima sociale d’intolleranza verso gruppi religiosi mirati, limitando così la loro integrazione sociale ed educativa nonché le opportunità lavorative”. La Commisione nel documento chiede un’azione di monitoraggio continuo da parte della Comunità internazionale, “ma questa azione, per essere efficace, deve riconoscere il fatto inequivocabile che la libertà religiosa merita un posto al tavolo in cui le nazioni discutono di emergenze umanitarie e sicurezza, rafforzando i loro sforzi per difendere questa libertà fondamentale in tutto il mondo”.

Diversi Paesi europei limitano l’uso individuale di simboli religiosi visibili, in determinati contesti, come il velo islamico, il turbante sikh, la kippah ebrea e le croci cristiane. Ad esempio, la Francia, alcune regioni del Belgio, la Germania, la Svizzera proibiscono di indossare questi simboli nelle scuole pubbliche. Il governo francese non consente ai dipendenti di indossare simboli religiosi visibili sul posto di lavoro e, recentemente, il presidente François Hollande ha pubblicamente chiesto l’estensione di questa regola anche ad alcuni luoghi di lavoro privati. Sempre in Francia, il Rapporto rileva come nel 2015, diverse città non hanno fornito alternative di menu senza maiale nelle mense scolastiche per studenti ebrei e musulmani, sostenendo che questa possibilità di scelta non è conforme con la legge sulla laicità.

Aumentano le dispute circa la circoncisione religiosa dei bambini di sesso maschile, che è parte integrante dell’ebraismo e dell’Islam. All’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (durante il quale la circoncisione è stata anche paragonata alla mutilazione genitale femminile), nel settembre del 2015 fu approvata una risoluzione che raccomanda che la circoncisione religiosa sia eseguita solo “da un personale con la formazione medica e le competenze necessarie” e informando “debitamente” i genitori sul “rischio medico potenziale o le possibili contro indicazioni”.

Il Rapporto mette in evidenza i problemi che in molti Paesi europei riscontrano nell’affrontare i conflitti che nascono tra le diverse religioni, l’applicazione delle leggi, le politiche dei governi e i requisiti del datore di lavoro. Il testo ricorda che nel 2013 la Corte Europea per i diritti umani ha riconosciuto che indossare simboli religiosi al lavoro o manifestare contrarietà a relazioni dello stesso sesso sono manifestazioni di libertà religiosa che i datori di lavoro possono limitare solo in determinate circostanze.

Il fenomeno include episodi di molestie verbali, atti vandalici alle proprietà, attacchi violenti, fino a veri e propri attentati terroristici contro gli ebrei e i siti ebraici. Tolosa 2012; Bruxelles 2014; Parigi e Copenaghen 2015. Nonostante le dichiarazioni di condanna di primi ministri e capi dello Stato, è in continuo aumento l’emigrazione di ebrei dall’Europa verso Israele: nel 2015 hanno lasciato la Francia 7.900 ebrei francesi (nel 2014 a partire furono in 7.200 ma nel 2013 erano 3.300 e nel 2012 erano 1.900).

Il Rapporto americano avverte: “Più di un milione di migranti e richiedenti asilo, principalmente provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan, sono giunti in Europa in modo irregolare nel 2015. Sono arrivati in un momento in cui si sono susseguiti attacchi terroristici di matrice islamica e il flusso delle migrazioni è stato gestito dai governi europei in maniera caotica”. Questa situazione ha contribuito a “inasprire un sentimento anti-musulmano e, nonostante il fatto che molti erano in fuga da conflitti, questi migranti, in gran parte musulmani, sono stati visti con sospetto e paura”.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS