OGGI, 8 MAGGIO, SI CELEBRA LA 50° GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI "Comunicazione e misericordia: un incontro fecondo" è il tema scelto per quest’anno. Papa Francesco: "Le parole possono gettare ponti"

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Si celebra l’8 maggio, la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, prevista nel Decreto del Concilio Vaticano II “Inter Mirifica” (4 dicembre 1963). Su raccomandazione dei Vescovi del mondo, viene festeggiata la domenica che precede la Pentecoste. Il Messaggio del Santo Padre per questa Giornata è tradizionalmente pubblicato in occasione della festività di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, il 24 gennaio.

Il tema scelto dal Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali per questa cinquantesima Giornata mondiale 2016 è “Comunicazione e misericordia: un incontro fecondo”.

Papa Francesco, nel suo Messaggio, ha invitato a “riflettere sul rapporto tra la comunicazione e la misericordia”. “In effetti – scrive il Santo Padre – la Chiesa, unita a Cristo, incarnazione vivente di Dio Misericordioso, è chiamata a vivere la misericordia quale tratto distintivo di tutto il suo essere e il suo agire. Ciò che diciamo e come lo diciamo, ogni parola e ogni gesto dovrebbe poter esprimere la compassione, la tenerezza e il perdono di Dio per tutti”. L’amore, per sua natura, è comunicazione – continua il Messaggio di Papa Bergoglio –, “conduce ad aprirsi e a non isolarsi. E se il nostro cuore e i nostri gesti sono animati dalla carità, dall’amore divino, la nostra comunicazione sarà portatrice della forza di Dio”.

“Siamo chiamati a comunicare da figli di Dio con tutti, senza esclusione”. Chi opera nella comunicazione professionale, dunque, deve innanzitutto lavorare per la difesa e la promozione della dignità umana di tutti e di ciascuno, per la fraternità e l’accoglienza, senza discriminazioni. “La comunicazione ha il potere di creare ponti, di favorire l’incontro e l’inclusione, arricchendo così la società”.

Com’è bello vedere persone impegnate a scegliere con cura parole e gesti per superare le incomprensioni, guarire la memoria ferita e costruire pace e armonia”, afferma il Pontefice. “Le parole possono gettare ponti tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, i popoli. E questo sia nell’ambiente fisico sia in quello digitale. Pertanto, parole e azioni siano tali da aiutarci ad uscire dai circoli viziosi delle condanne e delle vendette, che continuano ad intrappolare gli individui e le nazioni, e che conducono ad esprimersi con messaggi di odio. La parola del cristiano, invece, si propone di far crescere la comunione e, anche quando deve condannare con fermezza il male, cerca di non spezzare mai la relazione e la comunicazione”.

La comunicazione, l’informazione, devono servire asanare le relazioni lacerate e riportare la pace e l’armonia tra le famiglie e nelle comunità”. Anche il linguaggio della politica deve essere guidato dalla misericordia umana, “che nulla dà mai per perduto”. E anche il modo di esprimersi dei pastori non dovrebbe essere mai improntato a “l’orgoglio superbo del trionfo su un nemico”, né deve “umiliare coloro che la mentalità del mondo considera perdenti e da scartare!”. “Noi possiamo e dobbiamo giudicare situazioni di peccato – violenza, corruzione, sfruttamento, ecc. – ma non possiamo giudicare le persone, perché solo Dio può leggere in profondità nel loro cuore”, scrive Papa Francesco.

“Comunicare significa condividere, e la condivisione richiede l’ascolto, l’accoglienza”. Comunicare significa creare comunione e pace, attraverso tutti i mezzi a disposizione. “Anche e-mail, sms, reti sociali, chat possono essere forme di comunicazione pienamente umane. Non è la tecnologia che determina se la comunicazione è autentica o meno, ma il cuore dell’uomo e la sua capacità di usare bene i mezzi a sua disposizione”.

Dunque, conclude il Messaggio:” L’incontro tra la comunicazione e la misericordia è fecondo nella misura in cui genera una prossimità che si prende cura, conforta, guarisce, accompagna e fa festa. In un mondo diviso, frammentato, polarizzato, comunicare con misericordia significa contribuire alla buona, libera e solidale prossimità tra i figli di Dio e fratelli in umanità”.

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