CASO ORLANDI, LA CASSAZIONE: “NO ALLA RIAPERTURA DELL’INCHIESTA” Resta irrisolto il giallo della quindicenne cittadina vaticana scomparsa nel 1983

575
cassazione

L’inchiesta su Emanuela Orlandi non sarà riaperta. Lo ha deciso la sesta sezione penale della corte di Cassazione inammissibile il ricorso presentato dalla famiglia della quindicenne scomparsa nel 1983 contro l’ordinanza con cui il gip di Roma, il 19 ottobre scorso, dispose l’archiviazione dell’indagine della Procura. Anche la Procura generale della Cassazione aveva sollecitato con requisitoria scritta l’inammissibilita’ totale del ricorso.

L’inchiesta della Procura di Roma, aperta per sequestro di persona a scopo di estorsione e omicidio volontario aggravato dalle sevizie e dalla minore eta’ della vittima, chiamava in causa alcuni soggetti legati a Enrico De Pedis, considerato dagli inquirenti uno degli elementi di spicco della Banda della Magliana assassinato il 2 febbraio del 1990: la supertestimone Sabrina Minardi, che ne è stata l’amante per un certo periodo, l’autista Sergio Virtù, i due stretti collaboratori Angelo Cassani, detto “Ciletto”, e Gianfranco Cerboni, detto “Gigetto” e monsignor Pietro Vergari, fino al 1991 rettore della basilica di Sant’Apollinare, dove si trova la tomba dello stesso De Pedis.

A chiudere l’elenco degli indagati c’è il fotografo Marco Accetti Fassoni, che si è attribuito un ruolo nel sequestro di Emanuela tanto da essere accusato di calunnia e autocalunnia: i pm romani, che lo hanno scagionato dall’accusa di omicidio, lo hanno bollato come soggetto “non credibile e ansioso di protagonismo”. Pochi giorni una perizia psichiatrica, decisa dal gip Riccardo Amoroso in sede di incidente probatorio, ha stabilito che Accetti, pur affetto da disturbi della personalità di tipo narcisistico e istrionico, può stare in giudizio perché capace di intendere e di volere.

Emanuela Orlandi, all’epoca della scomparsa aveva 15 anni e abitava in Vaticano con i genitori e quattro fratelli. Nel giugno 1983 aveva appena terminato il secondo anno del liceo scientifico al Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II. Dotata di un considerevole talento musicale, frequentava da anni una scuola di musica in piazza Sant’Apollinare a Roma, a poca distanza da Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, dove seguiva corsi di pianoforte, solfeggio, flauto traverso e canto corale. Il giorno della scomparsa, Emanuela si recò a lezione di musica attorno alle 16 del pomeriggio per uscirne come di consueto verso le 19.

Quindi telefonò a casa dove parlò con una delle sorelle riguardo a una proposta di lavoro che avrebbe ricevuto, retribuita con la somma di 350.000 lire per un lavoro di poche ore come promotrice di prodotti cosmetici di una nota marca durante una sfilata di moda nell’atelier delle Sorelle Fontana.Questo fu l’ultimo contatto che la giovane ebbe con la famiglia. In seguito fu accertato che la ditta di cosmetici in questione non aveva nulla a che vedere con l’offerta di lavoro e risultò altresì che nello stesso periodo altre adolescenti dell’età di Emanuela erano state adescate da un uomo con il pretesto fasullo di pubblicizzare prodotti cosmetici in occasione di eventi quali sfilate di moda o altro.

Dopo la telefonata, Emanuela raggiunse due compagne di corso alla fermata dell’autobus in Corso Rinascimento. A detta delle amiche, Emanuela alluse ad una proposta di lavoro molto allettante ricevuta e, messa in guardia da loro, disse che avrebbe chiesto prima il permesso di partecipare ai genitori e che avrebbe comunque fatto attenzione per evitare brutte sorprese. Attorno alle 19:30 le amiche salirono sui bus che li riportarono a casa, mentre Emanuela preferì aspettare un autobus meno affollato. Da allora se ne persero le tracce.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS