SRI LANKA, I LAVORATORI CRISTIANI PROTESTANO IN CHIESA CONTRO I LAVORI FORZATI I manovali hanno deposto asce, aratri e forconi davanti all’altare della chiesa di san Michele di Polwatta, a Colombo

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In occasione delle celebrazioni del Primo Maggio in Sri Lanka (stato insulare nel sud est dell’India, conosciuta anche come Ceylon) i lavoratori cristiani del Christian Workers Fellowship (Cwf) hanno offerto a Dio gli strumenti del loro mestiere. I manovali hanno deposto asce, aratri e forconi davanti all’altare della chiesa di san Michele di Polwatta, a Colombo, capitale del Paese fino al 1978 con oltre 2 milioni di abitanti. “La messa dei lavoratori – hanno dichiarato gli operai – non è una semplice tradizione religiosa per sfuggire alle lotte che viviamo. La nostra speranza è di arrivare ad una soluzione delle lotte dei lavoratori. Proprio per questo portiamo avanti le richieste delle vittime, in modo che si arrivi alla fine del lavoro forzato. Partecipando alla messa, chiediamo l’intercessione e la guida del Signore in tutto il mondo. La sua parola ci aiuterà a sostenere le nostre richieste fino alla fine”.

La messa, che si è svolta lo scorso 30 aprile ed è stata celebrata in tre lingue: singalese, tamil e inglese, ha attirato centinaia di lavoratori che hanno anche protestato pacificamente contro lo sfruttamento e i lavori forzati. La celebrazione si è tinta dei colori tipici delle manifestazioni sindacali, con il rosso presente ovunque: i chierichetti con i vestiti nazionali; la chiesa adornata con le bandiere e i tanti sesath, i tradizionali ombrellini rossi singalesi.

Ralston Weinman, un chierichetto, ha raccontato: “Noi crediamo che la messa, come simbolo e anticipazione del Regno di Dio – in cui verrà una nuova società senza classi –, debba essere celebrata con la massima bellezza del colore, dei suoni e dei profumi che riflettono tutto il meglio della nostra cultura”. “Per sottolineare che tutta la terra appartiene al Signore – ha proseguito – e che egli si incontra nella vita di tutti i giorni, la messa dei lavoratori dovrebbe essere celebrata più spesso anche in luoghi laici e nelle case”.

La funzione in onore dei lavoratori, istituita nel 1960, è stata dedicata alla condizione delle vittime della guerra civile e al processo di giustizia ancora in corso. P. Marimuttu Sathivel, pastore anglicano, ha sottolineato che sono stati stanziati 450 milioni di dollari per i procedimenti giudiziari, “ma ancora non c’è giustizia in Sri Lanka, soprattutto nella provincia settentrionale. Lì il governo ancora occupa molte terre appartenenti ai tamil, dove risiedono 140mila militari di 14 reparti. Nella sola penisola di Jaffna, ci sono 106 campi profughi per gli sfollati interni”, i cosiddetti Internally displaced people. Il pastore ha poi detto: “In che modo i nostri tamil possono aspettarsi che sia fatta giustizia?”. La risposta, secondo p. Sathivel, è una: “Approvare una nuova Costituzione, piuttosto che modificare quella vigente. Solo così potremo risolvere ogni questione. I lavoratori e tutta la popolazione potranno vivere in pace”.

L’etnia tamil è un gruppo etnico dravidico originario dell’India e del nord-est dello Sri Lanka che abita l’isola da circa 2500 anni. Questo Ceylon venne conquistata dall’impero britannico, gli inglesi tentarono di fondere l’etnia tamil con quella cingalese, presente al centro e al sud, ma i risultati non furono buoni: il rapporto fra le due etnie rimase conflittuale. Quando nel 1948 fu concessa l’indipendenza, furono i cingalesi ad avere la meglio sui tamil ed emanarono leggi spesso discriminatorie. I tamil rivendicano ancora la sovranità sull’area settentrionale del Paese, motivo per cui scoppiò, dal 1983 al 2009 una terribile Guerra civile che si concluse con la vittoria dell’esercito dell’allora presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapaksa.

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