ACCORDO NELLA NOTTE TRA USA E RUSSIA, FRAGILE TREGUA AD ALEPPO L'intesa mira a riportare la calma in città dopo una pericolosa escalation di violenza. In due settimane oltre 300 civili uccisi

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E’ entrato in vigore un nuovo cessate il fuoco ad Aleppo, frutto di un accordo raggiunto tra Russia e Stati Uniti per fermare l’escalation di violenze che negli ultimi giorni ha mietuto centinaia di vittime nella città. Lo hanno confermato fonti dell’esercito siriano e il segretario di Stato americano John Kerry che si è augurato che tutte le parti rispettino la tregua Intanto a New York al Consiglio di sicurezza dell’Onu – convocato d’urgenza su richiesta di Gran Bretagna e Francia -, si è alzata forte la voce di condanna dei bombardamenti.

“Affamare la popolazione come arma è un crimine di guerra, così come gli attacchi deliberati agli ospedali”, ha tuonato il capo degli affari politici dell’Onu, Jeffrey Feltman, mentre il responsabile degli affari umanitari del Palazzo di Vetro, Stephen O’Brien si è detto “inorridito” da morte e distruzione. “La vita nella città non ha più alcun senso – ha aggiunto – la gente è costantemente terrorizzata dalla minaccia di un attacco aereo”.

Secco anche l’ambasciatore britannico all’Onu, Matthew Rycroft: “Non possiamo non fare nulla davanti a queste barbarie, il Consiglio di Sicurezza ha l’obbligo di mostrare alla gente di Aleppo che stiamo lavorando per proteggerli”. Da due settimane la città siriana è infatti campo di battaglia tra governativi e ribelli con bombardamenti su case, ospedali e moschee ed un bilancio di quasi 300 civili uccisi. E allo stesso tempo si riaccendono anche i combattimenti nella Ghuta orientale, alle porte di Damasco, dove una ventina di raid sono stati compiuti su postazioni di gruppi armati delle opposizioni allo scadere di una tregua temporanea annunciata sabato scorso dall’esercito siriano.

Mentre la cessazione delle ostilità ad Aleppo dovrebbe essere un’estensione dell’accordo riguardante appunto la Ghuta orientale, oltre che la provincia nord-occidentale di Latakia. “Non abbiamo bisogno di dichiarazioni, abbiamo bisogno della fine dei combattimenti”, ha affermato il capo della task-force umanitaria dell’Onu per la Siria, Jan Egeland, esprimendo tutta la frustrazione per lo stillicidio di promesse non mantenute di una pacificazione che consenta almeno l’accesso di aiuti umanitari alle popolazioni più colpite. Mentre l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, ha avvertito che le conseguenze di un mancato cessate il fuoco sarebbero “catastrofiche” perché non meno di 400.000 civili potrebbero fuggire verso la Turchia. Parallelamente il numero dei rifugiati siriani in attesa di entrare in Giordania – stipati in due campi nel deserto – ha raggiunto un nuovo picco toccando quota 59mila.

 

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