NATO: ISRAELE AVRA’ UN UFFICIO PERMANENTE A BRUXELLES Tel Aviv ha accettato la proposta dell'Alleanza Atlantica. Calano gli episodi di antisemitismo nel mondo

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Israele accetterà l’invito della Nato ad aprire un proprio ufficio permanente nel quartier generale dell’organizzazione a Bruxelles. “E’ un passo importante. E’ un obiettivo al quale abbiamo lavorato da anni – ha detto il premier Benjamin Netanyahu durante una riunione di governo -. Penso che sia importante per lo status di Israele nel mondo. I paesi del mondo sono interessati a collaborare con noi alla nostra determinata lotta contro il terrorismo, per le nostre conoscenze tecnologiche, per le nostra coperture di intelligence e per altri motivi ancora”.

La mossa, hanno fatto notare i media, costituisce un significativo riconoscimento dei legami tra Israele con i 28 paesi della Nato e finora era stata bloccata dalla Turchia dopo l’incidente della Mavi Marmara. Allo stato attuale Israele é partner nel Dialo Mediterraneo della Nato, insieme ad altri sei paesi: Egitto, Algeria, Tunisia, Giordania, Mauritania e Marocco.

Diminuiscono, intanto, nel mondo gli episodi di antisemitismo. Gli “attacchi violenti” contro le comunità ebraiche sono scesi ovunque nel 2015 “in modo significativo” (il 46% circa), nonostante un aumento dell’antisemitismo “istituzionale”. Lo segnala il rapporto annuale del Centro Kantor per lo studio dell’ebraismo europeo dell’Università di Tel Aviv, diffuso oggi alla vigilia in Israele del Giorno dedicato alla Memoria della Shoah.

Nel 2015 – secondo i dati – gli “attacchi violenti” registrati sono stati 410 rispetto ai 766 del 2014. L’antisemitismo “istituzionale” e “la diffamazione contro il popolo ebraico” – ha osservato Moshè Kantor, che e’ presidente del Congresso ebraico europeo – restano però “allo stesso livello” e “forse più alto”. A questo proposito Kantor ha sottolineato la recente vicenda dei laburisti inglesi, “ultimo esempio di un antisemitismo che rialza la testa”. Il rapporto attribuisce la forte diminuzione degli attacchi anche “alle massicce misure di sicurezza adottate attorno alle comunità ebraiche” dopo gli attacchi di gennaio dell’anno scorso a Parigi.

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