Una salute “rosa”

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“Una società moderna, evoluta ed equa è consapevole del ruolo protagonista della donna nel contesto sociale, nel lavoro, nella cultura, e nella sua capacità di accoglienza del bisogno. L’aspettativa di vita delle donne è migliorata ed è superiore a quella degli uomini, tuttavia gli anni aggiuntivi non sono necessariamente anni in salute. La condizione della donna vede ancora una situazione di non piena parità di diritti e opportunità, e questo influenza negativamente lo stato di benessere psicofisico della componente femminile nella società. La tutela di una maternità sana e consapevole non è solo una scelta individuale bensì costituisce un valore sociale incommensurabile, un investimento sul futuro che il Paese deve valorizzare…….E’ necessaria un’azione di sensibilizzazione sul tema che interessi tutte le fasi della vita, dalla nascita alla senescenza, coinvolgendo il contesto sociale nel quale viviamo…”

Recita così la prima parte del Manifesto per la Salute Femminile, presentato e sottoscritto a fine aprile a Roma, come vi avevamo anticipato, nell’evento istituzionale, promosso e organizzato dal Ministero della Salute, che è stato al centro delle celebrazioni della prima Giornata nazionale dedicata alla Salute della Donna, individuata nella data del 22 aprile, in ricordo e in onore della nascita di Rita Levi Montalcini, grande donna e scienziata vincitrice del premio Nobel per la Medicina nel 1986. Il Manifesto raccoglie le 50 indicazioni/direttrici strategiche scaturite dai dieci tavoli tematici, cinque per ogni tavolo, allestiti per approfondire tutti gli aspetti legati alla salute femminile, dalla sessualità e fertilità alla salute materna, dai disturbi del comportamento alimentare alla prevenzione dei tumori femminili, dalla violenza alle strategie per favorire l’invecchiamento sano e attivo delle donne. Per il Ministero riflettere su tutte queste problematiche ha significato tracciare gli obiettivi e le azioni concrete da metter in campo nei prossimi mesi per dare risposte e soluzione alle stesse.

Anche la Cisl era presente ai lavori, in particolare a quelli del Tavolo sette su “Donna, lavoro e salute” a cui ha dato il proprio fattivo contributo nella definizione delle cinque azioni da realizzare a riguardo e che comprendono: la promozione della prevenzione dei rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori, attraverso la valutazione e la gestione degli stessi in ottica di genere; la promozione dell’accesso delle donne ai piani di prevenzione del Servizio Sanitario Nazionale, anche attraverso l‘offerta degli screening nei luoghi di lavoro; il coinvolgimento delle associazioni dei pazienti e delle associazioni dei cittadini nei processi di riorganizzazione dei servizi socio-sanitari territoriali per la cronicità e la disabilità al fine di ridurre il carico assistenziale sulle donne che lavorano; il superamento della discriminazione orizzontale e verticale delle lavoratrici favorendo anche l’estensione della legge 120/2010 sulle “quote” per l’accesso ai ruoli apicali delle lavoratrici, con particolare attenzione alle professioni sanitarie nelle quali è in atto un processo di femminilizzazione; l’incremento delle politiche di welfare territoriale e aziendale, investendo sul benessere organizzativo come risorsa produttiva e sociale e in particolare per favorire l’ingresso e la permanenza delle donne nel mercato del lavoro, considerati anche gli ultimi dati Eurostat che parlano di occupazione femminile in Italia più bassa d’Europa.Dopo di noi solo Malta.

Come donne della Cisl, nel condividere le azioni proposte, alcune delle quali noi sosteniamo e portiamo avanti da tempo, auspichiamo che diventino realmente le gambe del Manifesto per tradurre le buone intenzioni in risultati tangibili. Così come auspichiamo una interlocuzione istituzionale diretta per coordinare e sistematizzare tutte le altre azioni finalizzate al contrasto delle disparità e all’affermazione del principio di pari opportunità in ogni contesto.

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