INARRESTABILE TRUMP: CONQUISTA L’INDIANA E COSTRINGE CRUZ AL RITIRO Sul fronte democratico, Sanders vince grazie all'elettorato bianco; ma la Clinton rimane lontana

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Vittoria storica in Indiana per l’inarrestabile Trump. Il miliardario newyorkese, costringendo il suo avversario Ted Cruz al ritiro, si è garantito la nomination presidenziale del Partito repubblicano, allontanando lo spettro di una convention divisa in cui l’establishment del Gop avrebbe cercato un’alternativa più accettabile. Trump ha vinto in Indiana con un vantaggio di quasi venti punti, nonostante le polemiche provocate poco prima del voto, quando aveva sostenuto – a torto – che il padre di Cruz, immigrato cubano, aveva aiutato i cospiratori che avevano assassinato John Kennedy a Dallas. L’indiana, con i suoi 6 milioni e mezzo di abitanti, è uno degli Stati appartenenti alla cosiddetta Corn Belt, la “cintura del mais”: insieme a Illinois e Iowa contribuisce in modo determinante al primato maidicolo mondiale degli Usa.

Dopo la sconfitta, il senatore del Texas non ha potuto fare altro che accettare la realtà: “Abbiamo dato tutto, ma non è bastato. Gli elettori hanno scelto un’altra strada. Senza un sentiero per la vittoria è inutile continuare, e stasera devo ammettere che questo sentiero è stato chiuso”. In gara contro il magnate resta solo il governatore dell’Ohio John Kasich, ma ormai le sue possibilità di strappare a Trump la nomination durante la convention di Cleveland sono praticamente nulle.

Sul fronte democratico, stupisce la vittoria di Bernie Sanders, altro miliardario newyorkese. La riuscita del senatore del Vermont, non ha annullato il vantaggio di Hillary Clinton, ancora in netto vantaggio, ma ha messo un nuovo punto interrogativo sulla solidità della candidatura dell’ex First Lady. Bernie ha detto, alla vittoria, che “i consiglieri di Clinton pensano che questa corsa sia finita, e invece continua” rafforzando il suo argomento a favore di una discussione aperta alla convention di Philadelphia, per stabilire chi meglio potrebbe difendere gli interessi del partito dell’asinello a novembre.

La Clinton, prevedendo la vittoria di Sanders, non aveva investito sull’Indiana, perché ha un elettorato troppo “bianco” e quindi a lei sfavorevole. La sconfitta, però, pesa lo stesso e conferma la debolezza della sua candidatura nell’elettorato non formato da minoranze, aprendo la porta ad un duro scontro a novembre contro l’imprevedibile Trump.

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