CANCRO ALLE OVAIE: LA JOHNSON&JOHNSON DOVRA’ RISARCIRE 55 MILIONI DI DOLLARI Si tratta del secondo verdetto sfavorevole per J&J, che nel febbraio scorso pagò 72 mln di dollari a un'altra vittima

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Johnson&Johnson

Brutto colpo per Johnson&Johnson, nota società farmaceutica che produce farmaci, apparecchiature mediche e prodotti per la cura personale e l’automedicazione dal 1886. La multinazionale statunitense dovrà infatti pagare un maxi risarcimento pari a 55 milioni di dollari ad una donna americana. A deciderlo, lunedì scorso, è stata una giuria di St. Louis (in Missouri) che ha stabilito che l’azienda dovrà pagare la somma a titolo di risarcimento dopo le accuse mosse a riguardo della correlazione fra il loro borotalco e l’insorgere del cancro ovarico.

Si tratta del secondo verdetto sfavorevole per J&J, che nel febbraio scorso era stata condannata a pagare 72 milioni di dollari alla famiglia di una donna dell’Alabama, Jackie Fox, deceduta in seguito ad un tumore alle ovaie, che aveva citato l’azienda in giudizio sostenendo che la malattia e quindi la morte era stata causata da prodotti contenenti talco. Inoltre, l’azienda sta affrontando circa 1.200 cause legali con l’accusa di non aver informato gli utenti sui rischi legati ai suoi prodotti a base di talco.

Tramite la portavoce Carol Goodrich, J&J ha però affermato che presenterà appello per entrambe le decisioni, a suo parere contrarie ai risultati di decenni di ricerche che sostengono la sicurezza del talco. L’azienda ha ricordato che i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) non hanno identificato il talco come un fattore di rischio per il tumore alle ovaie. “Purtroppo, la decisione della giuria va contro 30 anni di studi da parte di esperti medici di tutto il mondo che continuano a sostenere la sicurezza di talco cosmetico”, ha commentato la portavoce in un comunicato. “Per oltre 100 anni, Johnson & Johnson ha fornito ai consumatori una scelta sicura per i prodotti in polvere cosmetici e continueremo a lavorare sodo per superare le aspettative dei consumatori”, ha assicurato Goodrich.

Di tutt’altro parere è Jim Onder, avvocato di Gloria Ristesund, una donna del Sud Dakota che ha anch’essa attribuito all’azienda – e in particolar modo al loro prodotto di punta: il borotalco – la colpa del suo cancro ovarico. Il legale della Ristesund sostiene che i ricercatori cominciarono a collegare il borotalco al cancro ovarico già nel 1970 e che alcuni documenti interni alla Johnson & Johnson hanno dimostrato che la società ne era a conoscenza da tempo. In effetti, i giudici hanno dato ragione alle vittime.

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