MIGRANTI, 101 PROFUGHI ACCOLTI GRAZIE AI CORRIDOI UMANITARI

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In fuga dalla guerra e dal dolore, altri profughi sono arrivati oggi in Italia grazie al “corridoio umanitario” ideato dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Tavola valdese e dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia grazie a un accordo con il Governo italiano. Un progetto-pilota, questo, che ha già portato legalmente nel Bel Paese un centinaio di profughi siriani a febbraio. All’aeroporto di Fiumicino sono giunti in 101, 97 siriani e 4 iracheni (di cui 37 cristiani), tutti provenienti da Beirut. Tra loro anche 44 bambini. Ad accoglierli, il viceministro degli Esteri Mario Giro, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi e il presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, Luca Maria Negro e Paolo Naso della Tavola Valdese.

Si tratta per lo più di persone particolarmente vulnerabili: 14 sono malati o disabili gravi, dieci nuclei familiari sono costituiti da donne sole con minori. Provengono da cinque città siriane: Homs, Damasco, Hama, Aleppo e Hassaka; 4 sono invece di Bagdad. In Libano, dove si erano rifugiati, la maggior parte di loro viveva in abitazioni precarie; gli altri si trovavano nei campi profughi della regione di Akkar e nella Valle della Bekaa. In Italia saranno ospitati da una rete di case e strutture di accoglienza situate in Lombardia, Piemonte, Umbria, Lazio, Toscana e Basilicata. “I corridoi umanitari sono una novità assoluta in Europa e abbiamo accolto l’idea di S.Egidio, dei valdesi e degli evangelici, perché è uno degli strumenti che si possono mettere in campo. Nel gruppo arrivato oggi ci sono anche famiglie con bambini malati, alcuni devono essere operati e i Italia potranno ricevere un’adeguata assistenza” ha detto Giro.

“La realtà dei corridoi umanitari sta continuando ed è l’espressione di un’Europa che non si chiude dietro i muri ma apre ponti” ha sottolineato Riccardi. “Ci auguriamo – ha detto poi Paolo Naso – che questa nostra azione diventi un modello per l’Europa e che presto almeno un altro Paese del Vecchio Continente ci segua in questo percorso umanitario”. Tra i profughi sorrisi, abbracci, commozione. “Mia figlia è talassemica – racconta Gazalha, giunta da Homs col marito Sami e 4 figli – spero che in Italia possa ricevere le cure migliori”. E il figlio di 9 anni, Ahmad: “Sono felice di essere qui, voglio imparare l’italiano e giocare a pallone, che amo molto”.

Un altro giovane, Saad, 30 anni afferma: “In Italia vorrei proseguire gli studi in Economia dopo aver imparato bene la vostra lingua. Per me si apre una nuova vita e ne sono felice: ma la tristezza rimane pensando alla distanza che mi separa dai genitori rimasti in Siria”. Un papà di 43 anni, arrivato con moglie e figli, racconta che la loro casa “è stata bombardata: in Siria non avevamo più nulla e circa tre anni fa ci siamo rifugiati in Libano. Finalmente in Italia, un Paese libero, possiamo riassaporare la pace e speriamo di poter curare nostro figlio più grande che è malato”.

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