LOTTA AL TERRORISMO: ALLARME ISIS IN GERMANIA E SVIZZERA Maassen: "L'Isis vuole realizzare attentati contro la Germania e i suoi interessi”

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Allarme Isis nel cuore d’Europa. In Germania, Hans-Georg Maassen, capo del Servizio di Sicurezza interno, ad un convegno a Berlino, ha dichiarato sul pericolo del terrorismo islamico che “L’Isis vuole realizzare attentati contro la Germania e i suoi interessi”. Il capo del Verfassungsschutz (Bfv) – l’ufficio di tutela della costituzione – ha aggiunto che al Bfv arrivano ogni giorno fino a 4 avvisi su possibili piani di attacco in Germania e che la propaganda islamica del Califfato contiene sempre più riferimenti al Paese. Il ministro per la Cancelleria Peter Altmeier ha assicurato che il governo si impegnerà per accelerare nei prossimi mesi lo scambio internazionale di dati fra i diversi servizi di sicurezza nazionali. In mattinata, Maassen aveva rivelato che sono 90 le moschee quotidianamente monitorate in Germania dal suo servizio di sicurezza.

Livelli di allarme elevati anche in Svizzera. Il Servizio delle attività informative della Confederazione (Sic), ovvero il “pentagono” elvetico, ha identificato 400 individui, residenti in Svizzera, che hanno legami via internet con il jihadismo. Altri 73 sono stati identificati come “viaggiatori della jihad” e rappresentano una minaccia ancora più grave. Sulla problematica del terrorismo internazionale di matrice islamica si è espresso anche il Consigliere federale Guy Parmelin: “La Svizzera non è tra gli obiettivi prioritari dell’Isis ma non si può nemmeno considerare un’isola sicura”. Per il ministro della difesa inoltre, “in Svizzera i giorni sereni sono finiti: le minacce ed i pericoli si sviluppano spesso rapidamente e in modo inaspettato”.

Questo perché, quale Stato integrato nel mondo occidentale e accusato di islamofobia, la Confederazione è giudicata dai jihadisti ostile all’islam. Per il direttore del Sic la minaccia per la sicurezza interna è concreta, visti gli appelli ai combattenti che rientrano in Europa, Svizzera compresa, a pianificare e commettere attentati. Sul lungo periodo essi potrebbero costituire una vera e propria rete di terrore. “Finora – ha detto in un incontro con i media Markus Seiler, direttore dei Servizi – 73 viaggiatori si sono recati nelle zone di guerra, in particolare nei territori sotto il controllo dello Stati islamico. Dodici di essi sono rientrati in Svizzera e 13 sono morti”. “I ritorni non sono numerosi: potrebbe essere stato raggiunto il tetto massimo delle partenze”, ha proseguito Seiler. Nei loro confronti sono stati avviati dei procedimenti penali. Dall’inizio dell’anno il Sic non ha registrato nuove partenze di aspiranti combattenti jihadisti.

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