La memoria e la matita

1004
paura

Un piano da oltre 100 milioni dell’Anas #bastastradeabbandonate è stato presentato dal presidente Gianni Vittorio Armani a Scillato. In sostanza Anas punta a ripristinare tutti i tratti stradali rimasti per anni chiusi in Italia, a partire dalla Sicilia. L’occasione per la presentazione è stata la riapertura al traffico del tratto della A19 Palermo-Catania in corrispondenza del Viadotto Himera, alla presenza del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. E’ una medaglia a due facce, anzi tre, un paradosso tutto italiano.

Da una parte sembra incredibile che possa esistere un’iniziativa del genere: ribadire che non bisogna abbandonare il patrimonio stradale italiano suona pleonastico, che non bisogna sperperare i soldi della collettività, che non possono passare decenni per terminare una strada o ripristinarla se un qualunque evento interrompe la sua funzionalità.

Di contro però non si può non rilevare che, nell’Italia di oggi e di ieri, queste ovvietà non hanno mai trovato spazio nel vivere comune; ruberie, dimenticanze, menefreghismo sono state la cifra dell’agire politico e amministrativo un po’ in tutto lo Stivale, con qualche aggravante al sud. Va dunque salutata positivamente la sortita dell’Anas, alla quale però bisognerebbe dare un seguito: #bastaoperedarteabbandonate, #bastaspiaggesporche, #bastainquinamentoalmare- E magari #bastaserviziinefficienti, tanto per fare degli esempi. Senza nascondersi dietro a quello che ormai è diventato un parafulmine, cioè la mancanza di risorse.

E la terza faccia della medaglia, quella nascosta e “impossibile”? Beh, c’è chi dice che il premier si stia affannando a inaugurare tutto ciò che è possibile inaugurare, ammantando di novità opere e progetti già in itinere, senza incidere realmente sui i buchi neri dell’organizzazione statale italiana, dalle opere incompiute alla rivitalizzazione del settore occupazionale.

Dunque applausi per un “nuovo indirizzo” che in realtà sarebbe soltanto di facciata, quindi propaganda. Inerpicarsi oggi in considerazioni di questo tipo, però, che siano a favore o contro, è una perdita di tempo e attiene più alla partigianeria che all’analisi politica.

Ciò che davvero si dovrebbe fare (e non si fa mai) è tenere un’agenda delle cose dette, per poi verificarle nel tempo. Il lasso giusto è quello di una legislatura e poi agire di conseguenza con la matita nelle urne (perché prima o poi supereremo la stagione dei governi nominati…). Una prova di maturità che il popolo italiano ha già dato testimonianza di non saper superare – ultima conferma quella del referendum appena inchiodatosi sotto al quorum – ma che è l’unica con la quale si possono davvero cambiare le cose. Memoria e matita, un binomio in grado di fare la rivoluzione.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS