LA FONTANA DI TREVI SI TINGE DI ROSSO PER RICORDARE I MARTIRI CRISTIANI L’iniziativa è promossa dalla sezione italiana della Fondazione pontificia Aiuto alla chiesa che soffre

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La fontana di Trevi tinta di color rosso sangue. È quanto accadrà stasera, a partire dalle 20, in pieno centro storico di Roma dove il capolavoro barocco disegnato da Nicola Salvi nel 1732 e completato nel 1762 da Giuseppe Pannini verrà illuminato di rosso per ricordare il colore del sangue versato dai tanti martiri cristiani nel mondo. Una persecuzione ormai presente in più parti del mondo, dal medio oriente all’Africa, dall’asia al vicino oriente che il Dipartimento di stato americano ha definito “genocidio”.

L’iniziativa è promossa dalla sezione italiana della Fondazione pontificia Aiuto alla chiesa che soffre e ha come unico fine quello di richiamare l’attenzione delle istituzioni e di denunciare la sistematica violazione del diritto alla libertà religiosa, in un mondo che ormai si è assuefatto all’agonia dei cristiani. Ogni anno, Aiuto alla chiesa che soffre pubblica il Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo, “ma i suoi contenuti saranno poco utili se non diventeranno patrimonio comune, se non scuoteranno le nostre coscienze, se non produrranno una reazione pubblica e diffusa a sostegno dei tanti perseguitati che non possono far udire la propria voce”, si legge nel comunicato che presenta l’iniziativa di oggi.

I fasci di luce rossa rimarranno accesi tutta la notte, a simboleggiare la lunga passione dei cristiani del mondo, e ai piedi della fontana si alterneranno momenti di preghiera, riflessione e tante testimonianze dalle terre di martirio. “E’ molto importante che il mondo sappia che anche nel Ventesimo secolo i cristiani sono perseguitati e finanche martirizzati per la loro fede, esattamente come accadeva secoli fa”, ha detto mons. Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi e presidente della Conferenza episcopale del Pakistan, appoggiando l’iniziativa. Il presule, a un mese dalla strage di cristiani a Lahore, la sera di Pasqua, assicura unità “nella solidarietà, nella fede e nella preghiera a quanti parteciperanno a questa lodevole iniziativa di Aiuto alla chiesa che soffre. Così noi tutti saremo forti nella nostra fede e continueremo ad essere testimoni, non dell’odio, ma dell’amore”.

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Entrando nello specifico, il programma prevede, alle ore 20, il saluto del commissario straordinario di Roma, Francesco Paolo Tronca. A seguire, gli interventi del presidente di Aiuto alla chiesa che soffre Italia, Alfredo Mantovano, e del presidente internazionale della fondazione di diritto pontificio nata nel 1947 per sostenere la chiesa in tutto il mondo, il cardinale Mauro Piacenza.

Di seguito, quattro testimonianze su altrettante storie di martiri, tra cui una consorella delle suore Missionarie della carità trucidate lo scorso mese in Yemen. E ancora, Shahid Mobeen, fondatore dell’Associazione Pakistani Cristiani in Italia (amico di Shahbaz Bhatti, il ministro cattolico per le minoranze di Islamabad, assassinato nel 2011), Maddalena Santoro, sorella di don Andrea, ucciso in Turchia nel 2006, e Luka Loteng, studente keniota dell’università di Garissa, nel cui campus avvenne la strage jihadista del 2015.

Infine, a portare la voce dei cristiani siriani – terra martoriata da 5 anni di guerra con centinaia di migliaia di profughi – sarà mons. Antoine Audo, vescovo di Aleppo dei caldei, il cui intervento sarà seguito dalla proiezione di immagini dal mondo della persecuzione. Mons. Audo ribadisce la volontà di frenare l’esodo dalle terre abitate per millenni: “Noi cristiani siamo determinati a restare in Siria per continuare la nostra testimonianza. Ma dopo cinque anni di guerra tanti fedeli si sono visti costretti ad abbandonare il paese ed è grande la paura che la nostra comunità possa scomparire”.

Il vescovo caldeo di Aleppo Antoine Audo ha denunciato l’indifferenza dei Paesi ricchi. Presente anche il segretario generale della Cei, Nunzio Galantino, che ha detto: “Siamo qui per far sentire ai cristiani perseguitati che non sono abbandonati, non sono soli, e per chiedere alla gente che attraversa queste piazze di non dimenticare l’esistenza di queste persone”. All’evento era presente anche Maddalena Santoro, sorella di don Andrea Santoro, assassinato in Turchia nel 2006. Ricordati anche Shahbaz Bhatti, primo e unico ministro cattolico nel Pakistan, ucciso nel 2011, Asia Bibi, la donna cristiana detenuta in Pakistan per l’accusa di blasfemia dal 2009, le quattro missionarie della Carità trucidate nel marzo scorso in Yemen e i 148 studenti dell’Università di Garissa uccisi lo scorso anno in Kenya. Luca, un giovane studente keniota amico di alcune delle vittime dell’attentato di Garissa, ha detto:

“I sopravvissuti hanno detto che non si sarebbero mai aspettati che potesse succedere una cosa del genere nella loro vita e soprattutto ai loro amici e compagni, massacrati tutti dai terroristi che vengono dalla Somalia. Quelli che sono sopravvissuti, nella confusione sono riusciti a scappare, correndo anche senza vestiti. La loro vita non è quella di prima: è cambiato tutto. Sono terrorizzati e molti di loro non vogliono neanche tornare in quell’università. Il governo ha aiutato a spostarli in altre università. La fede, con la forza di Dio, aiuta sempre. Se qualcuno crede veramente e ha fiducia in Dio, Dio lo può salvare”.

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