Un processo di nuovo “civile”

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de renzis

Di recente, la Camera ha espresso il proprio si al progetto di riforma del processo civile contenuto nel disegno di legge 2953/C e nella correlata relazione illustrativa ove viene, ancora una volta, evidenziata la impellente necessità di intervenire sull’efficienza del processo civile, garantendone organicità e coerenza mediante l’approfondimento delle seguenti linee direttrici: la specializzazione dell’offerta di giustizia, l’accelerazione dei tempi del processo, l’introduzione del principio di sinteticità degli atti, l’adeguamento delle norme processuali al processo civile telematico.

Del tutto apprezzabile si rivela la scelta del legislatore di operare con la legge di delega poiché tale scelta consentirà di conferire organicità agli interventi di riforma e soprattutto consentirà il superamento della deprecata prassi di intervenire in materia processuale con la tecnica della decretazione d’urgenza.

La delega coinvolge numerosi aspetti del processo civile, rimarcando la necessità di puntare l’attenzione sulla specializzazione del giudice dell’impresa e della famiglia, nonché di razionalizzare talune norme del giudizio di primo grado, delle impugnazioni e del giudizio di legittimità, del giudizio di esecuzione, dei procedimenti speciali e dell’arbitrato.

Più competenze alle sezioni specializzate in materia d’impresa che saranno ribattezzate “per l’impresa e per il mercato” e che si occuperanno di concorrenza sleale, pubblicità ingannevole, “class action” e controversie societarie riguardanti anche le società di persone. Novità importante è costituita dal tribunale della famiglia con l’addio al tribunale per i minorenni che, almeno sino ad oggi, ha avuto competenze esclusive e fondamentali nella materia minorile.

Si tratta di una innovazione giuridica e culturale, destinata a mutare radicalmente la tradizionale forma di giustizia in tale settore e, per la sua buona riuscita, richiede uno sforzo organizzativo non indifferente, che sia tale da non disperdere le preziose esperienze della giustizia minorile. Saranno necessari, a tal fine, sezioni e gruppi specializzati (distrettuali e circondariali) con funzioni esclusive nella materia della famiglia e dei minori anche per garantire un costante ascolto del minore.

Ancora, è prevista l’introduzione di un rito semplificato dinanzi al giudice monocratico con scansioni procedurali più rigide; una modifica del rito in appello ed in cassazione con l’ampliamento del rito camerale per limitare la necessità di udienze pubbliche al fine di consentire lo smaltimento del pesante arretrato pendente presso la corte di legittimità.

Di grande interesse si rivela la previsione di sinteticità degli atti, di parte e del giudice, sul modello del processo amministrativo. La disposizione sembra ispirarsi all’art. 3 del codice del processo amministrativo (decreto legislativo n. 104/2010), il quale stabilisce che “il giudice e le parti redigono gli atti in maniera chiara e sintetica”, prevedendo che anche in materia di liquidazione delle spese di lite si deve tenere conto del rispetto di tali principi.

Una siffatta previsione sarebbe di enorme importanza nel processo civile di cognizione anche alla luce della recente introduzione del processo telematico, per la cui funzionalità si impone necessariamente una tecnica redazionale chiara e sintetica ed una lunghezza contenuta in poche cartelle al fine di evitare inutili prolissità.

La tecnica di scrittura forense è materia poco studiata ed approfondita nelle università e nelle scuole di specializzazione italiane, al contrario di quanto accade in altri paesi stranieri (es. in Francia), e scrivere per sintesi non significa risparmiare tempo oppure essere più veloci, ma rendere comprensibile il testo, privandolo del disordine informativo, che, in vero, è piuttosto frequente negli atti giuridici e persino negli stessi provvedimenti redatti dai giudici.

Nel testo di riforma, per come approvato alla Camera, vi sono alcune buone premesse per una iniziale riorganizzazione del processo civile. Non bisogna però dimenticare che il sistema giustizia non potrà fare a meno di ingenti risorse umane e strutturali e il legislatore dovrà prendere atto che solo gli uomini garantiscono il buon funzionamento dell’apparato giudiziario giacché, a nulla varrà elaborare aggiustamenti sul rito o seguire la via procedurale, nella cronica assenza di personale e di strutture.

Si tratta di una montagna dura da scalare, l’armamentario è vario e complesso, ed è richiesto un allenamento costante e molto impegnativo, tuttavia il sogno di una giustizia che funzioni vale la pena di essere coltivato perché incarna il prezioso corredo di uno Stato che non ha mai rinunciato a combattere per la legalità e per gli ideali di giustizia.

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