REGGIO EMILIA, OPERAIO 41ENNE MUORE INVESTITO DA UN MULETTO Si tratta di Salvatore Brandi di Casalgrande, lavorava all'Org

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Un operaio di 41 anni è morto in provincia di Reggio Emilia a causa di un infortunio nella carpenteria metallica Org, dove lavorava. A perdere la vita Salvatore Brandi, operaio 41enne italiano di Casalgrande, che – per cause ancora al vaglio degli inquirenti – è stato investito da un muletto che trasportava lamiere. Una di queste è poi caduta sull’operaio uccidendolo sul colpo. La tragedia è avvenuta ieri intorno alle 14,30 a Villalunga di Casalgrande, in via Canale. Sul posto è immediatamente arrivato il personale medico inviato dal 118, anche con l’elisoccorso, ma non si è potuto far altro che constatare il decesso dell’uomo. Le indagini e i rilievi sono a cura dei carabinieri di Casalgrande che stanno svolgendo insieme al personale della medicina del Lavoro di Scandiano gli accertamenti per ricostruire con esattezza la dinamica dell’infortunio mortale. La salma sarà messa a disposizione della Procura reggiana titolare dell’inchiesta che sarà aperta per fare piena luce su questa disgrazia.

Sul tragico episodio è intervenuto personalmente anche Alberto Vaccari, sindaco di Casalgrande: “Ho incontrato, sul posto, i famigliari del giovane tragicamente coinvolto nell’incidente sul lavoro di oggi pomeriggio. E a loro ho porto, per quanto possa essere di misero sollievo in un momento così difficile, le condoglianze da parte di tutta la nostra comunità. L’ho detto poche settimane fa per un episodio purtroppo analogo, e devo ribadirlo oggi: non abituiamoci a queste tragedie. Non diciamo mai che facciano parte dell’ineluttabilità del destino. C’è stato sicuramente un errore. Saranno le forze dell’ordine e la medicina del lavoro a stabilire esattamente i fatti e ad accertare eventuali responsabilità. Anche in questo caso, tuttavia, mi sento di evidenziare come, ancora una volta, la responsabilità sia dell’eccesso di confidenza con manovre eseguite decine di volte al giorno, per anni ed anni. Momenti in cui, per abitudine, fretta, sottovalutazione del rischio, non ci si accerta della presenza di altre persone o si confida che il collega abbia ben chiaro cosa stiamo per fare”. “Una società civile – conclude Vaccari – deve insistere, ogni giorno di più, sulla formazione e sulla preparazione degli operatori, rendendoli consapevoli dei rischi e informati su come prevenirli”.

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