LA SANTA SEDE CORREGGE PELL: “VA RIVISTO IL CONTRATTO CON LA PWC” Il Vaticano in una nota prende le distanze dalle dichiarazioni della Segreteria per l'Economia e conferma l'esistenza di problemi nell'accordo con PricewaterhouseCoopers

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“In merito al contratto con la società di revisione PricewaterhouseCoopers (PwC) si ritiene opportuno offrire le seguenti precisazioni. La sospensione delle attività di revisione non è dovuta a considerazioni circa l’integrità o la qualità del lavoro avviato dalla PwC, tanto meno alla volontà di uno o più enti della Santa Sede di bloccare le riforme in corso. Sono emersi, però, elementi che riguardano il significato e la portata di alcune clausole del contratto e le sue modalità di esecuzione”. E’ quanto si apprende da una nota, diffusa oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede, circa la polemica interna sul contratto con la società di revisione PricewaterhouseCoopers, sospeso nei giorni scorsi.

“Tali elementi verranno sottoposti ai necessari approfondimenti. La decisione di procedere in questo modo – prosegue la nota – è stata presa dopo appropriate consultazioni tra le istanze competenti e con esperti in materia. Si auspica che tale fase di riflessione e di studio possa svolgersi in un clima di serenità e di collaborazione. L’impegno di una adeguata attività di revisione economico-finanziaria per la Santa Sede e per lo Stato della Città del Vaticano rimane prioritario”. Nel teso, pubblicato a distanza di alcuni giorni dalla nascita della polemica, di fatto vengono smentite alcune affermazioni del comunicato diffuso lo scorso venerdì 23 aprile dalla Segreteria per l’Economia, guidata dal cardinale George Pell.

Se ci si sofferma a leggere tra le righe, si possono intravedere alcuni riferimenti ad altre questioni legate alle finanze vaticane, come quello legato alle consultazioni tra le “istanze competenti”, a proposito della sospensione del contratto, che lascia intendere che il Segretario di Stato e il Sostituto, non abbiano agito di loro iniziativa. In effetti, sarebbe difficile pensare che la Segreteria di Stato abbia sospeso l’esecuzione di un contratto milionario, sottoscritto dal cardinale Prefetto per l’Economia, senza il consenso del Pontefice, e senza averlo informato.

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