EGITTO: ONDATA DI PROTESTE CONTRO AL SISI, IL “FARAONE” USA IL PUGNO DI FERRO Arresti e vasto dispiegamento di forze militari per spegnere il malcontento dei cittadini. In manette anche aluni giornalisti stranieri, poi rilasciati

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Abdel Fattah Al Sisi ha usato il pugno di ferro per spegnere le proteste avvenute in occasione del 25 aprile, che ricorda la fine dell’occupazione israeliana sulla penisola del Sinai. Il governo del Cairo ha reagito con un’ondata di arresti e l’uso di gas lacrimogeni. Nel mirino sono finiti anche alcuni giornalisti che indagano sul caso Regeni, sul quale l’opinione pubblica internazionale sta operando un pressing asfissiante.

L’anniversario quest’anno si è incrociato con una ripresa di proteste avvenute dopo la preghiera del venerdì di 10 giorni fa contro la cessione all’Arabia saudita di due isole del Mar Rosso, Tiran e Sanafir. Si tratta del ristabilimento di un possesso saudita ampiamente documentato come legittimo dal Cairo ma che gli oppositori di Sisi stanno sfruttando per rafforzare – con una componente nazionalistica – una protesta in cui gli slogan più ricorrenti invocano una caduta del presidente ex generale (“abbasso il regime militare”, “vattene vattene”).

Il Cairo e altre città egiziane sono state presidiate da migliaia di uomini delle forze dell’ordine tra cui agenti in tenuta anti-sommossa, vetture blindate e un elicottero che nel tardo pomeriggio roteava sul centro della capitale a caccia di assembramenti (ne veniva segnalato uno di qualche decine di persone vicino a piazza Tahrir). Nonostante decine di arresti preventivi compiuti nei giorni scorsi (17 gruppi per la tutela dei diritti umani ne hanno segnalati “almeno 100”), manifestazioni non autorizzate sono state disperse in due punti del Cairo, sulla sponda est del Nilo: a Nahya (dove sono stati compiuti almeno 23 fermi) e a piazza Mesaha (circa 500 manifestanti scacciati con abbondante uso di lacrimogeni e, secondo attivisti, anche l’uso di cartucce con pallini).

Numerosi i fermi compiuti sulla base di semplici sospetti anche in altri punti della capitale egiziana, secondo fonti della sicurezza pure nella sede di un partito (il “Karama” di Hamedin Sabahi, un ex sfidante di Sisi alle presidenziali). Nei pressi della centralissima piazza Tahrir sono stati fermati sei giornalisti egiziani fra cui Basma Mostafa, che aveva intervistato i familiari della banda di rapinatori in possesso dei documenti di Regeni. Nelle retate sono finiti anche sei giornalisti stranieri, poi rilasciati dopo poco ore: almeno un danese ed un ungherese presi a Nahya (Giza), come reso noto da una fonte ufficiale del Sindacato dei giornalisti; ma, secondo informazioni circolate su internet, anche quattro francesi, di cui due attivisti per i diritti umani.

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