SISMA IN NEPAL: UN ANNO DOPO, ANCORA MILIONI DI SENZATETTO Celebrazioni e proteste in tutto il Paese dopo il terribile terremoto che ha causato 9mila vittime

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Era il 25 aprile di un anno fa quando una scossa di magnitudo 7,6 della scala Richter si abbatté sul Nepal. Un bilancio terribile: 9.000 vittime, 21.000 feriti e milioni di persone senza una casa. In uno dei luoghi simbolo del sisma, la storica torre Dharahara, dove hanno perso la vita 132 persone, si è svolta una cerimonia presieduta dal primo ministro nepalese Khadga Prasad Oli che ha deposto una corona di fiori. Altre due distinte celebrazioni hanno visto la partecipazione di monaci buddisti e dello Yogi Narharinath Trust Spiritual Council che hanno organizzato veglie di preghiera con parenti e amici delle vittime.

Ma non sono mancate manifestazioni di protesta, come quella di Kathmandu organizzata da decine di attivisti di movimenti sociali nepalesi che, vestiti di nero e con striscioni e cartelli, hanno gridato slogan ostili al governo, dimostratosi lento nel mantenere le promesse di costruire un milione di case per i senzatetto, nonostante aiuti per 4,1 miliardi di dollari promessi dalla comunità internazionale. La Croce rossa internazionale ha ricordato che in Nepal quattro milioni di persone stanno ancora vivendo in rifugi temporanei, una condizione che rappresenta una minaccia permanente alla loro salute e dignità.

Action Aid denuncia che l’autorità governativa per la ricostruzione nazionale (Nepal’s National Recostruction Authority) debba ancora erogare i fondi destinati alle famiglie per la ricostruzione delle abitazioni civili: “A luglio 2015 il governo aveva promesso di erogare 200mila rupie nepalesi (circa 1880 dollari) per ogni famiglia, ma finora poco è stato fatto”. Le condizioni di vita della popolazione, tra le più povere del mondo, rimangono di assoluta emergenza perché la ricostruzione di fatto non è ancora partita. I ritardi sono dovuti all’instabilità politica del Paese dovuta ai difficili rapporti con la vicina India.

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