BOTTE E OFFESE AD ANZIANI PSICHIATRICI, ARRESTATO UN INFERMIERE A Milano nella Casa alloggio "Arcobaleno" che ospita 10 degenti trasferiti dall'ex ospedale Paolo Pini

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Schiaffi, pugni, minacce, percosse con il contenitore delle feci e con le scope, urina gettata in faccia e offese di ogni tipo. È parte della lunga serie di vessazioni che alcuni operatori socio sanitari di origine peruviana hanno commesso nei confronti di anziani pazienti ricoverati in una struttura psichiatrica a Milano. L’indagine della polizia, iniziata dopo un esposto presentato a fine 2014 dai responsabili della comunità convenzionata con l’Asl di Milano, ha portato il 26 febbraio scorso all’iscrizione nel registro degli indagati di tre peruviani, nonostante siano state accertate violenze commesse da parte di 5 operatori in tutto. Un altro è stato arrestato in flagranza di reato grazie alle immagini riprese da alcune telecamere nascoste installate nella struttura. L’uomo, un peruviano di 52 anni, assunto come operatore sanitario dalla comunità, è stato arrestato l’otto aprile scorso e condannato il 30 settembre alla pena di quattro anni col rito abbreviato, da scontare agli arresti domiciliari, dove attualmente si trova, fuori città.

Nelle motivazioni della sentenza di condanna dell’operatore della Casa alloggio Arcobaleno, della cooperativa di via Ippocrate 45, che ospita 10 degenti trasferiti dall’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, si legge: “Una determinazione criminale”, spinta da “impulsi di violenza insensata”. Oltre a lui, gli agenti di polizia del commissariato Comasina hanno indagato altri tre colleghi, tutti connazionali del sudamericano, incensurati, di età compresa tra i 50 e i 60 anni, sospesi dal lavoro a febbraio. Quando la procura ha notificato l’avviso di conclusione indagini, è partito il licenziamento da parte dei responsabili della cooperativa. “Le violenze sono cessate con l’arresto di aprile – raccontano i colleghi che hanno dovuto assistere impotenti alle vessazioni -; non potevamo cacciarli prima, perché formalmente le indagini erano in corso e coperte da segreto, avevamo le mani legate”.

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