OMICIDIO LIVATINO, IL KILLER SCRIVE AL PONTEFICE: “IN GINOCCHIO CHIEDO PERDONO” Domenico Pace si rivolge a Bergoglio a ridosso del Giubileo dei detenuti

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A distanza di 36 anni dall’omicidio di Rosario Lavatino, uno dei killer chiede perdono a Dio, tramite una lettera indirizzata a Papa Francesco. Autore del testo è Domenico Pace, uno degli assassini che eseguirono la sentenza di morte nei confronti del “giudice ragazzino” (definizione coniata da Francesco Cossiga) che attualmente si trova nel supercarcere di Sulmona, in cui sta scontando l’ergastolo. Pace sostiene anche la causa di beatificazione della sua vittima, che il giorno del delitto aveva 37 anni.

L’assassino faceva il pastore, e all’epoca aveva 23 anni. Era il 21 settembre del 1990, quando un gruppo armato di “stiddari”, un’organizzazione mafiosa dissidente, tese un agguato al giudice del tribunale di Agrigento. Livatino era in auto. Aveva lasciato il paese di Canicattì per andare a lavorare. Il commando lo inseguì, lui tentò una fuga a piedi lungo una scarpata, ma era già ferito. Fu raggiunto dai killer che lo freddarono con un colpo di pistola in bocca. I componenti del gruppo furono tutti individuati. Ognuno di loro sta scontando la massima pena, compreso Gaetano Puzzangaro, autore del colpo di grazia inflitto al magistrato, che agonizzante domandava: “Che vi ho fatto, che vi ho fatto?”.

Dopo anni di silenzio, Pace, che sta scontando una sentenza irrevocabile, si rivolge direttamente al Papa. Nella lettera si legge: “Livatino mi tiene compagnia, non mi lascia solo”. Tra le righe rivolge un pensiero anche ai suoi genitori, entrambi morti negli anni scorsi: “Quando erano in vita – scrive il killer – ho pensato tante volte di chiedere loro perdono, ma non sono riuscito a farlo. Oggi ho pensato al passato, confrontandomi con me stesso e guardandomi dentro. Mi sono guardato con la lente d’ingrandimento per cercare tutti i chiaroscuri del mio animo. Ho provato dolore, tanto dolore, poi, inaspettatamente, ho provato un poco di serenità”.

Ora si sente meglio. “Mi sono così liberato dal peso più grande della mia esistenza. Vi chiedo perdono in ginocchio e strisciando ai vostri piedi. Se lo farete, mi avrete liberato dal resto del peso”. Nella lettera, Pace utilizza le parole di Gesù: “Perdona il fratello che ha sbagliato settanta volte sette”. Quello di Pace è un pentimento che avviene nell’Anno Santo, a pochi mesi dal Giubileo dei detenuti, che sarà celebrato da Francesco, in San Pietro, il prossimo 6 novembre. La lettera è ora anche tra le mani del cugino dell’giovane ucciso, don Giuseppe Livatino, arciprete di Raffadali, postulatore processo di beatificazione del giudice.

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