La rivoluzione dello “Smart Working”

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Con l’introduzione del cosiddetto “Lavoro agile” (inglese “Smart working”) si aprono, per quanto riguarda il tema della conciliazione vita/lavoro, moderni scenari che offrono la possibilità di sperimentare all’interno delle aziende nuove modalità di lavoro per raggiungere quelle condizioni di benessere organizzativo tanto funzionali all’azienda quanto vincenti per il lavoratore.

Diversi sono i progetti europei e nazionali che sono stati avviati per rilevare il funzionamento di questo nuovo modello lavorativo nonché per individuare degli indicatori che siano oggettivi e che conducano a verificarne efficienza ed efficacia.

Una prima importante sperimentazione in tal senso è il progetto Elena,presentato a Roma nei giorni scorsi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che vede la partnership tra il Dipartimento per le Pari Opportunità e il Dipartimento per le politiche della Famiglia, con la collaborazione scientifica del Centro Carlo Dondena. Obiettivo del progetto è quello di arrivare, attraverso una sperimentazione empirica, a produrre e proporre successivamente nuovi strumenti di conoscenza e di intervento per migliorare l’equilibrio tra tempi di vita e di lavoro, ma anche per rimuovere gli stereotipi che coinvolgono le donne come uniche beneficiarie di misure di conciliazione. +

Nella presentazione sono stati infatti mostrati i risultati della ricerca su alcune forme di lavoro agile avviate in aziende pubbliche e private da cui si evincono alcuni elementi comuni alle diverse realtà di impresa. In particolare in tutti i casi prodotti si è riscontrato un significativo miglioramento della qualità della vita del lavoratore e della lavoratrice oggetto della sperimentazione, ma anche un decisivo rafforzamento della produttività aziendale, una significativa riduzione dell’assenteismo, un decremento dei costi di gestione, trasferta e straordinario. In alcune realtà si è anche assistito alla modifica del rapporto di lavoro, ripristinando il full-time al posto del part-time. Benefici indiretti sono stati rilevati anche in termini ambientali perché il ridurre, ad esempio, la presenza in ufficio comporta automatiche riduzione degli spostamenti e dunque del traffico.

Insomma i risultati per ora sono incoraggianti sia per le aziende, sia per i lavoratori e le lavoratrici e proprio per questo è bene evidenziare un dato che ci induce a riflettere e che sembra condurci sul versante culturale della questione, passaggio necessario per raggiungere nel concreto le pari opportunità. Nelle aziende oggetto della sperimentazione, i primi risultati mostrano come la fruizione di questa forma lavorativa sia molto attraente non solo per le lavoratrici, ma anche per i lavoratori: il 56% di coloro che beneficiano delle forme di lavoro agile sono uomini. Un effetto nuovo dunque che oggi ci fa ben sperare, su un tema a noi donne tanto caro, quello della condivisione delle responsabilità familiari, ma che necessità però di grande attenzione e che andrà verificato nel lungo periodo. Un cambio di passo anche per le aziende che prediligono la produttività, determinata non più dalla presenza ma dal raggiungimento degli obiettivi.

Una performance che sostituisce al presenzialismo l’efficienza organizzativa,spostando l’attenzione dalla prestazione al risultato. Come spesso accade, la realtà anticipa la norma e ad oggi, questi processi sono il frutto di accordi aziendali che si muovono in una cornice regolatoria soft, anch’essa flessibile e frutto della contrattazione decentrata che anticipa il quadro normativo. Un esempio concreto della validità di questi nuovi strumenti ci viene proprio in queste ore con l’accordo siglato da azienda e sindacati, con il coinvolgimento delle istituzioni toscane, al Gruppo Bassilichi nella sede di Pisa che ha deciso di chiudere i battenti per trasferire i lavoratori nella sede di Firenze. Ebbene, attraverso le nuove forme di flessibilità 35 dei 57 lavoratori della sede di Pisa continueranno a svolgere il proprio lavoro nella stessa sede grazie ad un progetto di “smart working” che prenderà il nome di “Bassilichi agile”.

Un lavoro dunque in divenire che ci entusiasma per i benefici che può produrre, e come donne auspichiamo che tra gli effetti previsti si concretizzi quel processo di inserimento delle donne nel mercato del lavoro, ma anche una facilitazione della permanenza delle stesse, allontanandole da quel bivio a cui prima o poi si troveranno di fronte che gli impone di scegliere tra famiglia e lavoro.

 

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