NAUFRAGIO DI 500 MIGRANTI, ARRIVA LA CONFERMA DELL’UNHCR

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Continuano ad arrivare conferme sul naufragio nel Mediterraneo di un barcone con a bordo circa 500 migranti. Un portavoce del’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha rilanciato la notizia già fatta circolare dalla Bbc e altri media nella giornata di lunedì a partire dal racconto di alcuni migranti soccorsi nel Mar Mediterraneo e sbarcati a Kalamata, in Grecia, che avevano parlato di almeno cinquecento morti.

Queste 41 persone originarie di Somalia, Sudan ed Etiopia – 37 uomini, 3 donne e un bambino di tre anni al seguito della famiglia – hanno parlato di un “grande naufragio che è avvenuto nel Mar Mediterraneo e che ha ucciso cinquecento persone”, ha dichiarato dichiarato da Carlotta Sami, portavoce Unhcr per l’Europa meridionale. La notizia era stata data lunedì 18, a un anno dalla strage nel canale di Sicilia quando il naufragio di un barcone aveva ucciso 800 migranti.

Secondo l’indagine dell’Unhcr tra le 100 e le 200 persone sarebbero partite da un punto della costa libica presso Tobruk, in un’imbarcazione in pessime condizioni. Una volta al largo, i trafficanti avrebbero tentato di far salire a bordo altri profughi che si trovavano su una barca più piccola. A causa del sovraffollamento, il barcone più grande sarebbe affondato. I 41, prosegue l’Unhcr, sono persone che non erano ancora salite a bordo del mezzo colato a picco o che hanno raggiunto quella più piccola a nuoto, dopo l’incidente. La barca ha poi vagato alla deriva prima di essere avvistata il 16 aprile. Il giorno dopo sono giunti a Kalamata, dove sono stati identificati dalla polizia ed alloggiati nello stadio locale.

Non è chiaro quando esattamente sia avvenuto il naufragio. L’Unhcr, che sta fornendo loro informazioni necessarie per presentare la richiesta di asilo, chiede un’indagine approfondita sull’incidente da parte degli stati coinvolti e chiede maggiori sforzi e cooperazione internazionale per salvare vite umane e combattere i trafficanti. L’agenzia Onu per i rifugiati rinnova infine l’appello affinché l’Europa promuova percorsi certi e legali per i richiedenti asilo.

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