UNICEF, ALLARME MINORI BLOCCATI IN GRECIA Le strutture greche che accolgono i minori non accompagnati sono ormai al collasso

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Migliaia di bambini profughi giungono ogni giorno sulle coste europee insieme alle loro famiglie, in cerca di un futuro migliore e in fuga dalla guerra. Molti di questi, però, non hanno nessun adulto al loro fianco: qualcuno ha perso i genitori durante il viaggio, altri sono stati separati dalle loro famiglie. Sono piccoli superstiti che l’Europa non può far finta di non vedere, che hanno diritto alla tutela internazionale. Tra le tante battaglie dell’Unicef, c’è anche questa, ossia garantire ai più piccoli il diritto di essere ascoltati e di prendere decisioni sul loro avvenire.

Da quando è entrato in vigore l’accordo sui migranti tra l’Unione Europea e la Turchia, sono circa 22 mila i rifugiati bloccati in Grecia e tra loro ci sono alcune categorie particolarmente fragili: minori soli, donne in stato di gravidanza, madri con bambini appena nati. L’Unicef ha calcolato che circa il 10% dei minori che si trovano nei campi profughi in Grecia sono soli, senza un adulto di riferimento: si tratta di 2 mila piccole vite in pericolo, un’emergenza che deve essere affrontata velocemente e senza perdere tempo.

Esiste già una norma che esenta dalle cosiddette “procedure frontaliere straordinarie” – più semplicemente i rinvii –  queste categorie deboli, ma secondo l’Unicef si può fare di più: “qualsiasi decisione su qualsiasi minorenne, che sia un neonato o un adolescente, con o senza famiglia, deve essere guidata dal principio del supremo interesse del bambino –  afferma Marie-Pierre Poirier, coordinatrice speciale dell’Unicef per la crisi di migranti e rifugiati in Europa – bisogna che questi bambini siano ascoltati. Una decisione sbrigativa, come rimandarli indietro, può significare gettarli nuovamente in uno scenario di terrori e violenze”.

Questa crisi è aggravata dal fatto che le strutture greche che accolgono i minori non accompagnati sono ormai al collasso: i bambini, spesso, vengono affidati a”centri di custodia protettiva temporanea”, ossia vere e proprie prigioni all’interno di posti di polizia. Luoghi dove, nonostante tutti gli sforzi per renderli accoglienti, un bambino non dovrebbe mai entrare. “Siamo preoccupati per le notizie di minori che vengono reclusi a causa del loro status di migranti – precisa  Marie-Pierre Poirier -. Fuggire da una guerra e cercare di sopravvivere non può mai essere considerato un reato”. Intanto, il rinvio dei profughi verso la Turchia prosegue. E i bambini aspettano.

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