PENSIONI, APERTURA DEL GOVERNO. PADOAN: “SI’ A UN RAGIONAMENTO COMPLESSO” L'obiettivo dell'esecutivo è abbassare l'asticella per chi vuole uscire e sbloccare un turnover rimasto al palo. Scettica la Uil

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Apertura del governo intervento sul sistema pensionistico, con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che si è detto “favorevole a un ragionamento complesso” sul tema. L’obiettivo è doppio: abbassare l’asticella per chi vuole uscire e sbloccare un turnover rimasto al palo. La ricetta è quindi quella della flessibilità, l’alternativa avverte il presidente dell’Inps Tito Boeri è drammatica: “intere generazioni perdute”, dice con assonanza alla lost generation citata dal presidente Bce Mario Draghi.

Il problema sono i costi dell’operazione e il sottosegretario Tommaso Nannicini i conti li ha già fatti, “5 o 7 miliardi”, ma lo Stato potrebbe condividere la spesa “con uno sforzo di creatività e soluzioni di mercato”. E qui le banche potrebbero giocare un ruolo, in uno scenario nuovo, con un mix di alternative e un maggiore peso del secondo pilastro. A fare pressioni per un ammorbidimento dei i vincoli introdotti dalla Fornero, non è solo l’Inps, che lo vuole “in tempi stretti”, ma anche i sindacati. La leader della Cgil Susanna Camusso, chiede “atti concreti”, sulla stessa linea il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan: “siamo stanchi degli annunci”.

Scettico il numero uno della Uil Carmelo Barbagallo che giudica l’apertura “virtuale”. In pressing anche il Parlamento. Il titolare di via Venti Settembre è intervenuto proprio rispondendo alle domande dei deputati, nel corso dell’audizione sul Def. Padona parla di “margini per ragionare sugli strumenti e sugli incentivi, e sui legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro per migliorare le possibilità” di chi esce e chi entra. Quanto al coinvolgimento di soggetti bancari o assicurativi, Padoan non ha chiuso alla possibilità di considerare “fonti di finanziamento complementari”, un dibattito per “i prossimi mesi”. Ma in vista della legge di stabilità, l’argomento è già in discussione e di sicuro lo sarà appena gli italiani riceveranno le prime buste arancioni, 150mila per questa settimana.

Un evento per Boeri visti gli “ostacoli” incontrati a causa, rimarca, della “paura della classe politica”. Anche se sul fronte tutto è possibile qualche linea guida Nannicini la dà. Innanzitutto, spiega, “non parlerei di tornare indietro rispetto alla legge Fornero” ma di intervenire “all’interno di quella scelta”, concedendo “maggiore flessibilità”. Il ‘come’ potrebbe variare a seconda del tipo di pensionato, soluzioni diverse per casi diversi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ne individua tre: “chi ha la legittima preferenza ad andare via prima, chi ha la necessità ad andare via – si pensi a quanti si ritrovano disoccupati – e ancora qualcuno altro per cui è l’azienda ad avere la necessità di turnover”. Di certo poi c’è un punto fermo per Nannicini: “tenere in ordine i conti”.

E così per Padoan, che ricorda come il nostro sistema pensionistico sia una sorta di fiore all’occhiello, un fondamento della “sostenibilità del sistema italiano”, “riconosciuto” in Ue. Staffetta generazionale, prestito pensionistico, cambiamento del portafoglio previdenziale, uscita anticipata con penalizzazioni sono tra le ipotesi in campo e tutte potrebbero essere sfruttate nella ricostruzione di un puzzle dove il secondo pilastro sia rilanciato “in maniera più diffusa”, dice Nannicini. Sul tavolo la concentrazione, la governance dei fondi pensione, la tassazione e, svela il sottosegretario, “il rapporto tra risparmio obbligatorio” in primo e secondo pilastro.

Tra le righe di vocaboli tecnici sembra così spuntare un maggiore utilizzo del Tfr, un’ipotesi che alcuni confermano essere sul tavolo. Una nuova gestione del risparmio quindi e nuovi canali di prestito, dinamiche che non lascerebbero indifferente il settore creditizio: “non si tratta di andare a estorcere soldi alle banche con la pistola, ma di trovare una situazione in cui sia conveniente investire”, tiene a precisare il sottosegretario. C’è poi chi, come il presidente della commissione sull’Anagrafe Tributaria Giacomo Portas, ipotizza, per sostenere i costi della flessibilità, di ricorrere ai fondi ricavati dalla lotta all’evasione. Una proposta che certo focalizza il problema principale: quello delle risorse da trovare.

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