SPAGNA, ELEZIONI SEMPRE PIU’ VICINE: PODEMOS RIFIUTA L’ACCORDO CON SANCHEZ E RIVERA La palla passa di nuovo a re Felipe VI, che ha avviato una serie di consultazioni con i partiti politici, prima di chiudere verosimilmente la legislatura

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Sono sempre più vicine le elezioni anticipate in Spagna dopo il no di Podemos all’accordo con i socialisti e Ciudadanos. La base del partito post-indignados ha infatti respinto a larghissima maggioranza l’ipotesi di un accordo con i partiti guidati da Pedro Sanchez e Albert Rivera, ma ha riproposto l’idea di un governo del cambiamento con una coalizione “alla Valenciana”.

Secondo quanto scrive El Pais online il ritorno alle urne a giugno appare a questo punto difficilissimo da evitare. L’ipotesi di accordo non è piaciuta all’88,23% dei partecipanti alla consultazione interna, alla quale hanno partecipato circa 150mila persone, quasi il 40% degli aventi diritto. Tuttavia nel secondo quesito il 91,79% dei votanti ha invece appoggiato un’ipotesi di accordo con il Psoe di Sanchez, IU-Unitado Popular (comunisti) e Compromis (nazionalisti valenciani).

I socialisti da parte loro hanno fatto sapere – riferisce El Mundo – che non si arrenderanno, ma non faranno nulla per cercare un accordo dell’ultimo minuto, né con Podemos né con i popolari, né tanto meno abbandoneranno il patto con i centristi di Ciudadanos per negoziare con i post-indignados. Lo ha confermato il coordinatore del partito Antonio Hernando, aggiungendo che se nella consultazione di Podemos fosse stato chiesto ai suoi militanti se volevano che Rajoy continuasse a guidare il governo, “il 100% avrebbero detto di no”.

La palla passa di nuovo a re Felipe VI, che ha avviato una serie di consultazioni con i partiti politici, prima di chiudere verosimilmente la legislatura. Se dunque non ci sarà un accordo di governo entro il 2 maggio, si voterà di nuovo il 26 giugno. Le ultime elezioni politiche si erano svolte il 20 dicembre scorso, rompendo di fatto decenni di bipartitismo, ed innescando una crisi politica. Uno stallo politico senza precedenti concretizzatosi a gennaio quando il premier uscente, Mariano Rajoy, aveva rinunciato al tentativo di formare un nuovo governo in mancanza del necessario sostegno parlamentare.

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