IMMIGRAZIONE: L’EUROPA DISCUTE IL PATTO PROPOSTO DALL’ITALIA Il tema si intreccia con il caso Libia, altro argomento che sta particolarmente a cuore a Roma

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Arriva il primo vero test sul Patto per l’immigrazione proposto dall’Italia. Dopo il benvenuto giunto dal presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk e il sostegno filtrato dai piani alti della Commissione europea, il documento voluto da Matteo Renzi sarà oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri degli Esteri e della Difesa dei Ventotto. Non si tratta di un esame formale – anche perché le proposte italiane, raccolte in quello che in gergo diplomatico si chiama un “non-paper”, non hanno un carattere “ufficiale” – ma di un confronto nell’ambito della discussione sulla “dimensione esterna” della crisi dei migranti che figura come primo punto all’ordine del giorno dei lavori del Consiglio.

Il titolare della Farnesina, Paolo Gentiloni, avrà quindi modo di verificare l’accoglienza che i suoi colleghi intendono riservare all’idea di base del “Migration compact”, ovvero una rivisitazione approfondita e articolata dell’accordo Ue-Turchia. Da attuare seguendo quello che, per il governo, è una sorta di percorso obbligato per arrivare a una gestione ordinata dei flussi e garantire la sopravvivenza di Schengen. “Quello che vale nel rapporto Ue-Turchia deve valere nel rapporto Ue-Paesi dell’Africa: se tu mi aiuti io ti aiuto”, ha spiegato oggi il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Il compito dell’Europa è far sì che i Paesi che ricevono soldi “ci aiutino a frenare il flusso dei migranti”.

Un argomento, quello del Patto sull’immigrazione, che si intreccia con l’altra questione che sta particolarmente a cuore all’Italia e su cui si concentreranno i lavori del Consiglio: la situazione in Libia. Dopo le visite lampo effettuate nei giorni scorsi a Tripoli da Gentiloni e dai suoi colleghi di Francia e Germania, oggi dalla capitale libica è arrivata la notizia del fermo di circa 200 persone, tra cui gli organizzatori del viaggio, pronte a imbarcarsi e partire verso le coste italiane. Un episodio indicativo della prevedibile ripresa massiccia dei flussi attraverso il Mediterraneo.

Proprio per questo i responsabili delle diplomazie Ue potrebbero avere un confronto sulla possibilità di estendere la missione Sofia che vede attualmente impegnate le unità di EunavforMed nel pattugliamento delle acque internazionali davanti alla Libia. L’ipotesi in discussione è quella di allargare il raggio di azione della missione fin dentro le acque territoriali libiche, un’ipotesi che potrà però essere eventualmente tradotta in realtà solo se e quando ci sarà un’esplicita richiesta da parte delle autorità di Tripoli e il via libera dell’Onu. Per fare il punto della situazione sul terreno, il Consiglio – a cui parteciperà anche il ministro della Difesa Roberta Pinotti) – si collegherà in teleconferenza domani, verso le 19, con il premier libico Fayez al Sarraj. Il quale, in attesa di un rafforzamento della sua legittimazione politica a livello nazionale, potrebbe però limitare per ora la sua richiesta d’aiuto all’addestramento di forze di polizia, un’operazione già battezzata “Eubam Libia”.

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