ARMARSI SUI SOCIAL NETWORK

1636
  • English
  • Español
SOCIAL NETWORK

Si chiama ecommerce ed è la nuova frontiera dell’economia. Bastano una carta di credito (o un conto Paypal), pochi clic e il gioco è fatto. Sul web si può acquistare di tutto, dall’abbigliamento ai casalinghi, dagli oggetti per collezionisti ai generi alimentari. Non c’è un prodotto che oggi non sia messo in offerta in rete. Compresi quelli illegali. Video e immagini proibite, droghe e persino armi possono essere agevolmente ordinati.

E’ sufficiente conoscere i canali giusti, sapersi muovere, rivolgersi a venditori che operano in stretto anonimato, nascosti tra le pieghe di un mondo virtuale sempre più caotico, che ormai coinvolge anche i social network. Secondo una ricerca dello “Small Arms Survey” e dell'”Armament research Services” (Ares) le nuove piattaforme di comunicazione (Facebook, Instagram, Telegram e Whatsapp) sono diventati, ad esempio, il principale mercato in cui le milizie attive in Libia comprano i loro armamenti. Uno schiaffo alla sicurezza. Gli scambi avvengono su gruppi chiusi, lontani da sguardi indiscreti e dai controlli delle forze di polizia internazionali.

In generale, l’acquisto di armi in nel Paese nordafricano, da parte di gruppi o di individui, ha conosciuto un’impennata. In base al rapporto, nell’ultimo anno sono state tracciate 1.346 compravendite illecite. Una grossa fetta di esse è avvenuta online e ha interessato non solo armi di piccolo taglio, ma anche mitragliatrici pesanti, lanciarazzi, lanciagranate, armi anticarro e sistemi “leggeri” di difesa aerea (Manpads). Una santabarbara in piena regola. Gran parte dello shopping online di armamenti è fatto dalle milizie e da altri gruppi armati libici, i quali usano i social media anche per piazzare armi che, per vari motivi, non possono tenere o usare. In generale, secondo lo studio, tutto il mercato nero, oltre a quello online, è cresciuto in modo esponenziale in Libia dalla caduta del colonnello Muammar Gheddafi nel 2011.

La diffusione del web ha enormemente favorito il fenomeno, tanto che sia Facebook che Instagram hanno cercato di correre ai ripari, raddoppiando gli sforzi per tracciare e cancellare dalle loro piattaforme le comunicazioni per la compravendita tra privati. “Rimuoviamo questo tipo di contenuti – hanno spiegato i responsabili della società fondata da Mark Zuckerberg alla Cnn – non appena ce ne accorgiamo e incoraggiamo gli utenti a usare il link per le segnalazioni, in modo da poter controllare i contenuti rapidamente”. Lo studio delle due Ong ha fatto presente infine che il fenomeno, studiato nel dettaglio per il caso libico, riguarda in realtà molti altri Paesi in cui è in corso un conflitto o in cui è forte la presenza di gruppi armati come l’Iraq, lo Yemen o l’Egitto.

Il problema non riguarda, però, solo i teatri di guerra internazionali. Nell’ottobre 2013 alla domanda “Dove hai preso l’arma?” un quindicenne del Kentucky sorpreso con una pistola a scuola rispose “su Facebook”. La notizia, riportata da Venture Beat, generò non pochi grattacapi all’azienda della Silicon Valley. Il portale, infatti, individuò, citandole, dozzine di pagine a tema create dagli utenti del social network più diffuso al mondo. Un reporter del portale, fingendosi un cliente interessato, riuscì ad acquistare una semiautomatica nel tempo record di 15 minuti. “Puoi comprare automatiche senza licenza, pistole con la matrice abrasa e altre armi vietate dalla legge del tuo Stato – scriveva Venture Beat -. Se hai meno di 18 anni puoi comprare una pistola, nonostante questo sia vietato dalle normative federali”.

“Siamo certamente consapevoli che i social media vengono utilizzati per vendere armi da fuoco, e nei casi in cui riceviamo informazioni, sia attraverso informatori confidenziali o attraverso altri mezzi, le prendiamo sul serio e indaghiamo” aveva detto Helen Dunkel del Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives. Il problema è che sul web i ladri, spesso, corrono più delle guardie.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS