IL PONTEFICE AL REGINA COELI: “A LESBO HO VISTO TANTO DOLORE” Al termine della preghiera Francesco ha espresso solidarietà e vicinanza ai popoli dell0'Ecuador e del Giappone che sono stati fortemente colpiti da violenti terremoti

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regina coeli

Dopo la preghiera del Regina Coeli, Papa Francesco ha voluto condividere con i fedeli presenti a Piazza San Pietro le emozioni e il dramma che ha vissuto durante il suo viaggio in Grecia, dove si è recato – insieme al patriarca Bartolomeo I  all’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Ieronymos – nel campo profughi sull’isola di Lesbo.

Il Pontefice ha raccontato il “tanto dolore” che ha visto negli occhi dei “bimbi che hanno visto annegare altri bimbi” e quello di un giovane musulmano che ha visto la sua sposa sgozzata dai terroristi perchè era cristiana. “Lei è una martire e lui piangeva tanto” ha detto Francesco. Ha anche sottolineato l’indefferenza dei potenti del mondo davanti a quello che durante il viaggio di ieri ha definito la “più grande catastrofe dopo la seconda guerra mondiale”.

Con parole semplici, – come ieri in aereo ha compiuto gesti semplici, mostrando ai giornalisti i disegni che gli avevano regalato i bimbi profughi, – ha riepilogato quanto ha vissuto nell’isola greca. “Ringrazio – ha dunque detto – quanti hanno accompagnato con la preghiera la visita che ho compiuto ieri nell’Isola di Lesbo, in Grecia. Ai profughi e al popolo greco ho portato la solidarietà della Chiesa. Erano con me – ha ricordato – il patriarca ecumenico Bartolomeo e l’arcivescovo Ieronymos di Atene e tutta la Grecia, a significare l’unità nella carità di tutti i discepoli del Signore”.

“Abbiamo visitato – ha ricordato – uno dei campi dei rifugiati, provenivano da Afganistan, Siria, Africa, da tanti paesi, abbiamo salutato per circa trecento di questi profughi, uno a uno, tutti e tre, Bartolomeo, l’arcivescovo Ieronymos e io, tanti di loro erano bambini, alcuni di questi bambini hanno assistito la morte dei genitori e dei compagni, alcuni di loro morti annegati in mare, ho visto tanto dolore, voglio raccontare un caso particolare, un uomo giovane, non ha 40 anni, che l’ho incontrato ieri con i suoi due figli, lui è musulmano e mi ha raccontato che era sposato con una ragazza cristiana, si amavano e si rispettavano a vicenda ma purtroppo questa ragazza è stata sgozzata dai terroristi perché non ha voluto negare il Cristo e abbandonare la sua fede, è una martire e quell’uomo piangeva tanto”.

Poi Francesco ha voluto esprimere la sua solidarietà per il popolo dell’Ecuador che è stato colpito da un violento sisma che ha causato oltre 70 morti, poi ha pregato anche per il popolo giapponese, anch’esso colpito da un violento terremoto. “L’aiuto di Dio e dei fratelli – è la preghiera di Francesco – dia loro forza e sostegno”. Forza che la fede, aveva detto nella riflessione prima del Regina Caeli, trova sempre in Gesù, il Pastore buono celebrato dalla quarta domenica di Pasqua, che nel Vangelo assicura: Io do la vita per le mie pecore “e nessuno le strapperà dalla mia mano”.

“Queste parole ci aiutano a comprendere che nessuno può dirsi seguace di Gesù, se non presta ascolto alla sua voce. E questo ‘ascoltare’ non va inteso in modo superficiale, ma coinvolgente, al punto da rendere possibile una vera conoscenza reciproca, dalla quale può venire una sequela generosa, espressa nelle parole ‘ed esse mi seguono’. Si tratta di un ascolto non solo dell’orecchio, ma un ascolto del cuore!”

Durante i saluti finali, il Papa ha ricordato la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni invitando ragazzi e ragazze in Piazza a chiedersi se il Signore non stia chiamandoli a “consacrare la vita al suo servizio”, nel sacerdozio o nella vita religiosa. E accorato è anche l’ultimo appello di Francesco, quando esprime vicinanza “alle tante famiglie preoccupate – dice – per il problema del lavoro”. “Penso in particolare alla situazione precaria dei lavoratori italiani dei call center: auspico che su tutto prevalga sempre la dignità della persona umana e non gli interessi particolari”.

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