CANONE RAI IN BOLLETTA: IL CONSIGLIO DI STATO BOCCIA IL DECRETO Giacomelli: "Siamo di fronte a un utile suggerimento di integrazioni e chiarimenti, non a una stroncatura"

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A poche settimane dall’invio delle prime bollette elettriche che includono il canone Rai, previste per luglio, il Consiglio di Stato boccia il decreto ministeriale sull’imposta televisiva. Il Consiglio di Stato, come organo di giurisdizione amministrativa, è preposto alla tutela dei diritti e degli interessi legittimi dei privati cittadini nei confronti della pubblica amministrazione italiana. In tal senso, l’organo lamenta che il decreto – scritto dal ministero dello Sviluppo Economico – non offre una “definizione di apparecchio tv”. E neanche precisa che il canone si versa una volta sola, anche se abbiamo più televisori in casa.

E’ dunque indispensabile chiarire che la famiglia deve versare la gabella un’unica volta, e soltanto se possiede una tv che riceve i programmi in modo diretto “oppure attraverso il decoder”. In tal senso, non si deve pagare niente quando si hanno uno “smartphone o un tablet” che pure riescono oggi a intercettare il segnale televisivo. Inoltre, anche la riscossione del nuovo canone pone un problema di privacy, vista l’elevata mole di dati che si scambieranno gli “enti coinvolti (Anagrafe tributaria, Autorità per l’energia elettrica, Acquirente unico, Ministero dell’interno, Comuni e società private)”. Eppure il decreto ministeriale non prevede una “disposizione regolamentare” che assicuri il rispetto della normativa sulla riservatezza.

Altro punto spinoso, il capitolo della dichiarazione che bisogna inviare all’Agenzia delle Entrate per attestare di non avere il televisore; manca una campagna d’informazione capillare sull’iter burocratico che il cittadino deve affrontare nel caso non debba versare la gabella tv. Infine, da Palazzo Spada si punta l’indice sul fatto che il ministero dell’Economia non abbia dato un formale via libera (attraverso il meccanismo del “concerto”) al decreto scritto dal ministero dello Sviluppo Economico, limitandosi ad una semplice presa d’atto.

In assenza del “concerto”, però, si rischia di inficiare la “correttezza formale” dell’iter amministrativo. Il sottosegretario alla Comunicazioni Antonello Giacomelli parla di “consigli” e non di “stroncatura” da parte del Consiglio di Stato: “Siamo di fronte a un utile suggerimento di integrazioni e chiarimenti – dice Giacomelli – peraltro nella prassi dei pareri del Consiglio stesso. Già in aula alla Camera il 6 aprile scorso avevo annunciato l’intenzione del governo di procedere ad una definizione di apparecchio tv più esplicita e meno tecnica”. “Avevo dato notizia anche di una capillare campagna di comunicazione e di una proroga al 15 maggio del termine per la comunicazione alla Agenzia delle Entrate delle dichiarazioni di esenzione” da parte di chi non dovrà pagare. “Anche sulla privacy – conclude Giacomelli – il testo è all’attenzione del Garante e lavoriamo insieme con spirito costruttivo perché la questione è delicata e importante”.

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