IL SIMULATORE DELLA MORTE

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Proprio nel giorno della festa dei defunti, lo Qingming Jie, a Shangai è stato inaugurato un simulatore di morte. Un “progetto” creato per soddisfare la macabra curiosità di chi vuole scoprire cosa si prova nel momento del trapasso, la successiva cremazione e, infine nella “rinascita”.

Xinlai, così si chiama il dispositivo, è la traduzione dal cinese del temine sanscrito Samadhi, ossia estasi divina, uno stato di beatitudine che si raggiunge con la meditazione. Al suo interno è possibile “provare” in anticipo l’esperienza della morte, della cremazione e della rinascita. Anche se l’intento sembrerebbe essere dei più nobili – il suo inventore si propone infatti come obiettivo quello di far apprezzare ancora di più la vita – il risultato finale è alquanto inquietante e macabro.

Partecipare all’esperimento costa 444 yuan (più o meno 60 euro). Il percorso dura circa due ore e viene proposto come un gioco di ruolo. Ai partecipanti viene fatto un test con domande su questioni di vita o di morte. Chi ha dato la risposta peggiore – secondo il gruppo – viene “ucciso”. Ma a turno tutti subiranno la stessa sorte. A questo punto il “defunto” – che però è più che vivo – viene fatto sdraiare in una bara trasparente dove rimarrà, completamente al buio e isolato, dove non ascolterà altro che il battito del suo cuore, poi grazie all’ausilio di un nastro trasportatore verrà avvicinato piano piano a quella che è la camera di cremazione. In questo tunnel, fatto di schermi, verranno proiettate immagini di fiamme altissime che circonderanno tutto il corpo. Inoltre all’interno del cunicolo verranno “sparati” dei forti getti di aria calda che contribuiranno a dare la sensazione che il corpo stia bruciando. Ma in realtà la temperatura sale soltanto fino a 40 gradi.

Ma il percorso non finisce qui. Infatti, dopo essere passati per fiamme e aria calda, si viene catapultati in una sorta di “pancione” pieno di palline di polistirolo. A questo punto si dovrà “lottare per tornare in vita”: sbracciando e scalciando mentre si è sommersi da sfere di plastica, si dovrà trovare la via di uscita. Per farlo sarà necessario passare per uno stretto cunicolo – che vuole ricordare una sorta di utero virtuale – fino ad arrivare in una stanza fortemente illuminata da luci bianche, arredata con morbidi cuscini, nella quale sarà possibile, una volta “rinati”, riprendersi dalle “fatiche” della morte e della cremazione.

Per creare Xinlai ci sono voluti circa quattro anni ed è stata messa a punto da Ding Rui. Il suo scopo è quello di mettere le persone a contatto con la propria morte, un’esperienza che, anche se virtuale ma realistica, dovrebbe fornire gli spunti per meditare sul valore della vita.

Alcuni partecipanti al test hanno poi dichiarato che l’esperienza della morte virtuale ha avuto delle ripercussioni sul loro approccio alla vita. Ma è realmente necessario perdere la vita, essere cremati, anche se solo per finzione, per poter apprezzare quanto è già in nostro possesso? Uno schiaffo a chi per vivere ha bisogno di morire.

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