La fede rivoluzionaria

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ramonda

Dice Papa Francesco:”La nostra fede è rivoluzionaria, se non è da salotto, spiritualista”. La Bibbia utilizza con abbondanza il simbolo nuziale per illustrare con efficacia l’alleanza fra Dio e il suo popolo. Il Signore incontra questa creatura nel deserto abbandonata, s’impietosisce, s’intenerisce, l’ama profondamente, sino a farla sua sposa per sempre. Questa sposa ben presto tradisce il suo sposo, diventa infedele e si prostituisce con l’idolatria. Ma il Signore è uno sposo tanto misericordioso da perdonare l’infedeltà del suo popolo e da trasformare il suo cuore, rendendolo nuovamente fedele. Dio non si arrende all’infedeltà.

Sposarsi non è avere un marito o una moglie, ma avere una precisa relazione con con il marito e la moglie. L’essere umano è relazione. Una relazione che prima del peccato nell’uomo e nella donna non creava imbarazzo, ma profondo rispetto. Una unità che coinvolge tutta la ricchezza corporeo spirituale. Un coniuge dice all’altro: “Io ti amo interamente, con tutto me stesso”.

Se l’uomo si riconosce come parte di una comunità allora vede l’altro come dono e non abolisce la differenza; abolirla è l’inizio di ogni violenza. Anche la coppia uomo-donna può sfuggire alla tentazione della violenza che avviene senza l’amore di Dio, senza l’affidamento al Creatore. Osea vive una drammatica esperienza coniugale e familiare, è il primo profeta che ha adoperato l’immagine degli sposi, per lui la tenerissima relazione tra due fidanzati diventa il paradigma dell’amore di Dio. Osea è il profeta che non sa non amare. Per far ritornare la sua sposa usa l’arma dell’amore che è più forte della morte dell’infedeltà. L’amore di Dio deborda, Osea ne diventa testimone.

I peccati del popolo eletto sono la prova dell’infedeltà della sposa verso lo sposo. Dio invece nel suo amore ardente e fecondo anche se non corrisposto è capace di vincere di vincere la separazione e ristabilire il rapporto fatto di tenerezza e comprensione. Osea fa largo uso del termine “prostituzione”: più di 20 volti. Il culto cananeo, praticato anche dagli Ebrei, comportava la pratica della prostituzione sacra (Os 4,14). La legislazione ebraica considerava la prostituzione come una cosa vergognosa, come il rompere il matrimonio, il commettere adulterio. Il sincretismo, l’idolatria, il culto, ipocrita e superficiale. Tutta la storia d’Israele non è stata che una lunga serie di infedeltà. L’amore di Dio rimane fedele malgrado il tradimento, un amore sconfinato che perdona, ricrea, salva, che anche quando corregge ha un aspetto terapeutico. Dio abbandonato e deluso continua ad amare la sposa adultera e non cessa di sperare nel suo ritorno.

E’ commovente: Dio fa di tutto perché la sua sposa (l’anima, la Chiesa, il suo popolo) non si incontri ancora con i suoi amanti: “Chiuderò la strada con spine, la sbarrerò con barriere” (Os 2,8). Dio continua a cercare la riconciliazione. Dobbiamo formare giovani pronti al martirio-amore nel sacramento del matrimonio. Dio vuole sedurre: “Per questo la sedurrò, la ricondurrò nel deserto e parlerò al suo cuore, allora le restituirò i suoi vigneti. Canterà come ai giorni della sua giovinezza”. Ricondurre nel deserto significa ritornare alla sua condizione di assoluta fedeltà a Dio, parlare al cuore significa corteggiare. Dio per primo seduce e l’uomo e non fa altro che lasciarsi sedurre e conquistare.

Il nome nuovo: “Avverrà in quel giorno mi chiamerai marito mio e non più mio padrone”. Ormai l’accento è sull’intimità del legame. La risposta d’Israele all’amore di Dio, dopo l’idolatria e il sincretismo, consiste nel riconoscere il Signore come unico sposo. Nel nuovo rapporto Israele vede nel Signore lo sposo dal quale esso è attratto, amato, ricambiato. Tutto riacquista significato, anche nelle relazioni ambientali, tra l’uomo e il mondo animale c’è armonia.

Un nuovo patto matrimoniale: “Io ti unirò a me per sempre, ti unirò a me nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore. Ti unirò a me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore” (os 2,21). Il verbo “unire” è quello del primo patto matrimoniale. Il Signore si unisce a Israele come se fossero le prime nozze. La potenza e l’amore di Dio fanno sì che il matrimonio con una prostituta o un’adultera diventi un matrimonio con una vergine. Questo sposalizio durerà per sempre, sarà perenne, senza condizioni.

Diritto e giustizia richiamano un agire conforme allo statuto dell’unione matrimoniale; la benevolenza o tenerezza rimandano ad un atteggiamento di mutua comprensione e bontà; l’amore esprime l’affetto materno verso i deboli; la fedeltà designa la stabilità dell’unione coniugale. la fedeltà è la sintesi dei precedenti. L’unica risposta che Dio attende dalla sposa è la conoscenza basata sul riconoscimento esclusivo. Il non-amato diventa amato, nuovo oggetto di considerazione e di affetto.

Tratto da “I cinque talenti degli sposi”

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