MIGRANTI, L’AUSTRIA NON MOLLA: BRENNERO CHIUSO IN “CASO ESTREMO”

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Nessun passo indietro. Dopo aver costruito una barriera sul Brennero per limitare l’arrivo di migranti dall’Italia l’Austria ribadisce di essere pronta a chiudere i confini “in caso estremo”. A dirlo è stato il ministro della Difesa austriaco Hans Peter Doskozil – secondo quanto riporta l’Apa – durante una riunione del suo partito, lo Sphe, a Innsbruck.

Se l’Italia continuasse a far passare i profughi – ha spiegato – e non prendesse indietro i respinti con il Tirolo trasformato in “sala d’attesa”, “chiederemo all’Italia di poter controllare noi anche sul suo territorio”. Pronti, nel caso più estremo, a chiudere i confini, ha ribadito.

Roma continuasse a far passare i migranti e la Germania dovessero continuare a monitorare il suo confine come fatto finora “avremmo un serio problema”. “Dobbiamo andare in offensiva”, ovvero “annunciare controlli di confini e creare le misure legislative” ha proseguito in riferimento dell’inasprimento del diritto d’asilo in Austria che scatterà il primo giugno prossimo. L’Austria, ha ricordato, ha fissato un tetto di 37.500 richieste d’asilo per quest’anno ma finora sono già arrivate 16.550-17.000 domande.

Bruxelles ha fatto sapere di attendere chiarimenti da Vienna. In una telefonata, il ministro dell’Interno Johanna Mikl-Leitner ha spiegato al commissario europeo all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos che la recinzione non nasce con lo scopo di fermare il flusso dei migranti, ma per convogliarlo verso i controlli, ed ha annunciato una lettera di spiegazioni. La Commissione europea attende però di vedere cosa accadrà sul terreno, ed è pronta a condurre una valutazione secondo i criteri di proporzionalità e necessità (così come richiesto dall’Italia in una lettera inviata dai ministri dell’Interno e degli Esteri Angelino Alfano e Paolo Gentiloni), che potrebbe essere pronta nelle prossime due settimane. Nel caso si riscontrasse una violazione del codice Schengen, scatterà una procedura di infrazione, che potrebbe arrivare fino alla Corte di giustizia europea. Ma si specifica: “si tratta di uno scenario di là da venire. Non siamo ancora a questo punto”.

Anche l’Italia è tornata a far sentire la sua voce. Gentiloni ha messo guardia: l’Austria è un “Paese amico col quale mi auguro si possa continuare a collaborare, ma dal quale non possiamo accettare la logica di gesti unilaterali”, come quelli attuati ad esempio nel corridoio dei Balcani occidentali, con la Grecia che da un giorno all’altro si è trovata ad affrontare una crisi umanitaria, che ancora oggi non si sblocca. L’ambasciatore Carlo Calenda, a capo della rappresentanza italiana presso l’Ue, in occasione della riunione dei rappresentanti permanenti dei 28 (Coreper) per la preparazione dei lavori del consiglio Interni Ue del 21 aprile a Lussemburgo, ha ribadito che occorre il “pieno rispetto” del principio di “necessità” e “proporzionalità”. Mentre Alfano ha evidenziato “il rischio” che l’azione “non risponda alla regola aurea del buon senso”.

Ma l’Austria, dove il 24 aprile si andrà alle elezioni per il nuovo presidente della Repubblica e i partiti di maggioranza temono l’ascesa dell’ultradestra, rafforzatasi con la campagna anti-migranti, ha ridabito la conformità alle regole Ue. Si tratta del modello di gestione già messo in atto al confine di Spielfeld “che è assolutamente compatibile con Schengen”, afferma il portavoce del ministero, Hermann Muhr. “Se il modello è compatibile a Spielfeld, perché non dovrebbe esserlo al Brennero? L’intensità dei controlli – aggiunge – dipenderà dal successo dei provvedimenti dell’Italia per limitare il flusso incontrollato di migranti al Brennero”.

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