PARLAMENTARI ITALIANI: I PIÙ PAGATI D’EUROPA Con una retribuzione quasi 6 volte superiore alla media nazionale degli stipendi; con la diaria e i rimborsi, è pari a circa 12 volte

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I nostri parlamentari hanno gli “stipendi” più alti d’Europa. Un’inchiesta di Euronews conferma quanto già è tristemente noto, secondo informazioni “non ufficiali” che serpeggiano da anni, ormai, alimentando l’indignazione pubblica. Intascano una media annua di 167.257 euro, pari a sei volte il salario medio nazionale, che sarebbe di 31.680 euro. Al secondo posto l’Austria, con una media di 120.165 contro 38.895, ovvero pari a cinque volte lo stipendio medio nazionale. Seguono, nell’ordine: Germania, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Danimarca, Irlanda, Belgio, Francia, e gli altri. In Danimarca, però, il rapporto tra l’indennità parlamentare e la media nazionale delle retribuzioni è di gran lunga inferiore: 91.767 contro 49.714, cioè, meno del doppio, così come in Finlandia, a Cipro e a Lussemburgo. Esattamente il doppio è in Svezia, Slovenia, Croazia e Belgio. In Spagna, un parlamentare percepisce quasi quanto un cittadino medio regolarmente stipendiato: 33.768 contro 27.057. E così a Malta: 21.145 contro 18.744.

La maglia nera all’Italia va sia per un conto assoluto che relativo, dunque. Ma, la vera differenza non la fa la cifra che compare in “busta paga”, ma la diaria, pari a circa 3.500 euro mensili, e tutti i rimborsi e gli indennizzi “fuori busta”, che nel nostro Paese non devono essere rendicontati e, anzi, non sono neppure contabilizzati in documenti pubblici. Così da rendere il “mistero” di quanto guadagni davvero un parlamentare impenetrabile. Sono comprese le indennità di carica, le spese per il portaborse, i costi d’affitto, perfino un indennizzo di ricongiungimento familiare, perché per tre giorni a settimana, circa, i “fuori sede” sono lontani dal letto coniugale. Hanno inoltre gratuitamente una serie di servizi, come l’assicurazione sanitaria, sugli infortuni e sulla morte l’accesso a piscine e palestre, teatro, cinema, telefono cellulare gratuito e pure 3mila euro per spese telefoniche, trasporti gratuiti per terra, per mare e per aria, con viaggi aerei su voli di linea, anche se la compagnia di bandiera non c’è più ed è stata privatizzata. Tutti rimborsi che, se non spesi dai nostri rappresentanti in Parlamento, restano loro in tasca senza essere conteggiati, andando a comporre uno “stipendio” che supera i 20mila euro mensili, esentasse. Al termine del mandato, poi, percepiscono un assegno pari all’80 percento dell’importo mensile lordo moltiplicato per gli anni di mandato.

Insomma, se si contano anche le indennità “secondarie”, i rappresentanti in Parlamento in Italia percepiscono circa 12 volte quanto prende un lavoratore regolarmente stipendiato medio. I parlamentari del Movimento 5 Stelle si lo auto-riducono a 5mila euro, creando una sorta di “salvadanaio” per aiutare imprese in difficoltà. M5S ha tra l’altro, più volte, presentato la proposta di legge di dimezzare le indennità parlamentari, tra l’altro legandole al reddito medio degli italiani, ma la proposta è stata sistematicamente bocciata.

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