CASO PETROLIO: SPUNTA UN DOSSIER ANONIMO CONTRO DE GIORGI

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“Comportamenti disinvolti” e “spese milionarie”. Le nuove accuse nei confronti del Capo di Stato Maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, implicato nell’inchiesta sul petrolio, sono contenute in un dossier anonimo spuntato nelle ultime ore. Il plico, recapitato a Palazzo Chigi e al ministero della Difesa, conterrebbe una documentazione dettagliata sull’attività di De Giorgi negli anni in cui ha gestito la Marina Militare.

Tra i molti episodi citati dall’anonimo ci sarebbe anche la decisione di cambiare in corsa il progetto di una fregata commissionata al cantiere di Muggiano di Fincantieri per adeguare lo standard delle cabine e del quadrato destinati agli ufficiali e all’ammiraglio. Una modifica che avrebbe comportato un aggravio di costi di 30 milioni di euro. Nei giorni scorsi il Capo di Stato maggiore della Marina (intercettato per diversi mesi dalla Squadra mobile e più volte tirato in ballo dai presunti componenti del “quartierino”) aveva chiesto di essere ascoltato dai magistrati potentini: venerdì risponderà a diverse domande, tra cui quelle legate alle “mosse” per la legge navale e per decisioni riguardanti l’Autorità portuale di Augusta.

Il “pool” potentino titolare dell’inchiesta ha continuato a valutare gli atti, anche in relazione alla competenza territoriale. Non è da escludere la possibilità che tutte le “carte” sul “quartierino” vengano trasmesse, appunto per competenza territoriale, ad un’altra Procura. Nei primi giorni dell’inchiesta sembrava che dovessero finire a Siracusa, competente su Augusta, mentre nelle ultime ore è diventata sempre più credibile l’ipotesi dell’invio degli atti a Roma, dove si sarebbe concretizzata l’associazione per delinquere finalizzata al traffico di influenze illecite.

L’udienza davanti al Tribunale del Riesame di Potenza, con il possibile deposito di altri atti, segnerà una nuova tappa dell’indagine sul petrolio in Basilicata: tra le migliaia di pagine dei faldoni potrebbero spuntare ulteriori, “pesanti” nomi della politica italiana. In attesa, venerdì prossimo, 15 aprile, dell’interrogatorio di De Giorgi. Tra i ricorsi c’è quello presentato dai cinque dipendenti del Centro Oli dell’Eni di Viggiano (Potenza), ai domiciliari dallo scorso 31 marzo. Sicuramente la decisione più importante per il prosieguo del filone sul presunto smaltimento illecito di rifiuti prodotti dall’impianto della Val d’Agri riguarda però il ricorso della compagnia petrolifera, che lo scorso 31 marzo ha sospeso la produzione di 75 mila barili al giorno, con ripercussioni anche sulla raffineria di Taranto.

Da giorni i legali dell’Eni sono al lavoro per la richiesta di dissequestro di due vasche del Centro Oli e del pozzo di reiniezione “Costa Molina 2” a Montemurro (Potenza). La compagnia vuole anche un incidente probatorio che dimostri la “correttezza delle modalità di operatività dell’impianto e in particolare della mancanza di pericolosità delle acque reiniettate”. Sarà invece discusso venerdì 15 aprile il ricorso della sesta persona ai domiciliari da 12 giorni, l’ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino (Pd), indagata nel filone sulla realizzazione a Tempa Rossa, nel comune lucano, di un nuovo Centro Oli della Total. Il terzo filone, quello cosiddetto siciliano, riguarda l’attività del presunto comitato d’affari di cui – secondo gli investigatori – farebbero parte anche Gianluca Gemelli (compagno dell’ex ministra dello Sviluppo economico, Federica Guidi) e l’ammiraglio De Giorgi, che si è sempre detto “totalmente estraneo” alla vicenda.

 

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