AMORIS LAETITIA E I “SEPARATI” IN CHIESA

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L’esortazione apostolica “Amoris laetitia”, che contiene non soltanto le Relationes delle due Assemblee, ordinaria e straordinaria, del Sinodo sulla famiglia, ma anche numerose citazioni dei documenti del Magistero, ha suscitato reazioni contrastanti, dentro e fuori la Chiesa. Alle pesanti critiche di mons. Fellay, successore fedele di mons. Lefebvre, che ha definito il documento “terrificante”, a causa della possibilità che i divorziati risposati, a certe condizioni, possano ricevere il sacramento dell’Eucarestia, rispondono con gioia alti prelati e anche alcune Chiese protestanti, felici di questa Esortazione che rimane un documento fedele e continuo del Magistero della Chiesa. I Vescovi cileni (Cech), in un testo ufficiale, affermano l’auspicio che “lo spirito contenuto in questo documento pontificio possa toccare il cuore di tante persone e famiglie fondate sul sacramento del matrimonio, soprattutto quelle che hanno vissuto il dolore e la difficoltà e che si sono sentite lontane dalla Chiesa”.

Era ora che un Papa riconoscesse la possibilità di un discernimento pastorale per i divorziati risposati. Da 40 anni li accompagno e so quanto sono sollevati quando li assolvo e possono tornare a ricevere la comunione”, dichiara il teologo don Giovanni Cereti, in un articolo pubblicato su varie testate nazionali.

Può essere comprensibile che nel dibattito dell’opinione pubblica, i media si siano focalizzati su un aspetto piuttosto che un altro, tuttavia va sottolineato che questo documento, così come tutti i testi del Magistero, non può ridursi a un solo tema, perché quando si parla di famiglia vi è in gioco il concetto stesso di umanità.

Molte associazioni, movimenti e diverse organizzazioni cattoliche hanno salutato con grande entusiasmo l’esortazione, elogiando l’opera di Papa Francesco. Per Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita italiano, è “una grande sinfonia dell’amore cristiano e, insieme, la serena consapevolezza che la risposta alle sfide del nostro tempo e al degrado della famiglia non può essere vinta ‘solamente insistendo su questioni dottrinali, bioetiche e morali’”. Nell’esortazione apostolica – spiega Gigli – “sono presenti tutti i temi sui quali il Movimento per la vita è maggiormente impegnato”.

Papa Francesco ha lanciato una sfida a tutta la Chiesa: guardare all’amore coniugale e della famiglia con speranza, con uno spirito di apertura e di gioia, più che di preoccupazione per il clima sociale e culturale nel quale ci troviamo”, ha detto Beppe Elia, presidente del movimento Ecclesiale d’Impegno Culturale. Mentre per altri, “nell’Esortazione si incoraggia il discernimento, la misericordia e l’integrazione ecclesiale per i divorziati risposati come anche per gli sposati solo civilmente, per i conviventi e per altre categorie di persone nelle quali ravvivare il “lucignolo fumigante”, cioè ancora vivo, della Grazia di Dio”.

Non manca la risposta del prelato dell’Opus Dei, monsignor Javier Echevarrìa, che in un commento pubblicato sul sito Opusdei.it esprime il desiderio che “tutti i fedeli e gli amici della Prelatura stiano accanto in questi giorni a Papa Francesco con un’abbondanza di preghiere per la sua persona e le sue intenzioni, in modo che tutti, con l’aiuto dello Spirito Santo, sappiano stare accanto sempre di più alle famiglie. L’esortazione rilancia la pastorale familiare e ricorda la centralità delle famiglie nella nuova evangelizzazione e nella costruzione della società”.

Tuttavia, se nel mondo cattolico l’Amoris laetitia ha suscitato reazioni più o meno positive, non sono mancati pareri negativi nei confronti di questo documento pontificio che qualcuno ha definito addirittura “catastrofico”. Lo storico Roberto de Mattei ricorda che “nelle settimane che hanno preceduto l’Esortazione post-sinodale, si sono moltiplicati gli interventi pubblici e privati di cardinali e vescovi presso il Papa, al fine di scongiurare la promulgazione di un documento zeppo di errori, rilevati dai numerosissimi emendamenti che la Congregazione per la Dottrina dalla Fede ha fatto alla bozza. Tutti aspettavano la risposta a una domanda di fondo: coloro che, dopo un primo matrimonio, si risposano civilmente, possono accostarsi al sacramento dell’Eucarestia? A questa domanda la Chiesa ha sempre risposto categoricamente di no. I divorziati risposati non possono ricevere la comunione perché la loro condizione di vita contraddice oggettivamente la verità naturale e cristiana sul matrimonio significata e attuata dall’Eucaristia”. De Mattei fa notare che la risposta dell’Esortazione post-sinodale è invece: “In linea generale no, ma in certi casi sì. I divorziati risposati infatti devono essere integrati e non esclusi”.

Il giornalista de “L’Espresso” Sandro Magister, sul sito del settimanale scrive: “Amoris laetitia. Misericordia per tutti, tranne che per i figli obbedienti”. “Con la sensazione, alla fine della lettura, che ogni peccato è scusato, tante sono le sue attenuanti, e quindi svanisce, lasciando spazio a praterie di grazia anche nel quadro di ‘irregolarità’ oggettivamente gravi”, il giornalista pone un interrogativo: “E quelli che fin qui hanno obbedito alla Chiesa e si sono riconosciuti nella sapienza del suo magistero? Quei divorziati risposati che con tanta buona volontà, per anni o per decenni, hanno pregato, frequentato la messa, educato cristianamente i figli, fatto opere di carità, pur in una seconda unione diversa dalla sacramentale, senza fare la comunione? E quelli che oltre a ciò hanno accettato di vivere ‘come fratello e sorella’, non più in contraddizione col precedente matrimonio indissolubile, e hanno così potuto accedere all’eucaristia? Che ne è di tutti questi, dopo il ‘liberi tutti’ che tanti hanno letto nella Amoris laetitia?”. Anche per Magister, “letta nel suo insieme, la Amoris laetitia può dare spunto a giudizi complessivamente positivi, pure da parte di analisti che non hanno taciuto le loro critiche a talune impazienze”.

C’è perfino chi afferma che il Papa, invece di “confermare nella fede”, “confonde e destabilizza” i cattolici. Come Antonio Socci per il quale questa Esortazione ha un ruolo fuorviante. Secondo l’opinionista, l’uso di un linguaggio ambiguo ha permesso a tutti i giornali di inventare titoli come “Sacramenti ai risposati, il Papa apre”. “Perché Bergoglio non ordina a padre Lombardi di smentire questa interpretazione dei giornali, visto che lo manda precipitosamente a smentire i banali gossip sulla sua salute fisica? Non è più importante difendere la fede da un eventuale travisamento che smentire i problemi di salute?”. Socci è convito che “per poter affermare – a parole – che non cambia la dottrina, il Pontefice doveva in qualche modo ricordare a quale condizione, fino ad ora, la Chiesa ha permesso ai risposati di accostarsi alla comunione a patto cioè che vivessero come fratello e sorella”. Il giornalista fa notare che questa regola il Papa “non la cita nel testo, la relega ad una marginale nota, la n 329, e subito dopo la demolisce dicendo che senza certe ‘intimità’ verrebbe compromessa ‘la fedeltà’”. Ed è in questo punto che, secondo Socci, si evince che per Francesco “non c’è più differenza tra famiglie e coppie irregolari, anzi non ci sono più situazioni irregolari e non è più possibile dire che si tratti di per se di peccato mortale. Questo è il punto decisivo”. I peccati verrebbero “derubricati”, e non sarebbero ammonite le coppie “in stato di peccato mortale, ma le famiglie che si rinchiudono nella propria comodità”.

Tuttavia, va ricordato che al giorno d’oggi, “parlare della famiglia e alle famiglie, tenendo presente l’importanza dei principi che devono essere praticati, senza mai venire meno al dialogo e al concetto del discernimento, senza mai dare per scontata la formulazione di una verità – dice Roberto Cogliandro, presidente dell’Associazione Italiana Notai Cattolici -, è la grande scommessa di un pontificato pronto alle sfide che la società pone alla Chiesa e alla comunità dei cristiani”. Riflessione questa che molti critici, hanno, evidentemente, dimenticato di fare.

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