COREA DEL NORD, 007 DISERTA E CHIEDE ASILO POLITICO A SEUL Nell'ultima settimana anche 13 ristoratori nordcoreani hanno disertato verso il sud per timore di essere puniti se non avessero inviato in Patria il denaro guadagnato all'estero

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Un alto funzionario militare dell’agenzia di intelligence nordcoreana Reconnaissance General Bureau ha disertato e chiesto rifugio al Sud. E’ quanto ha confermato durante una conferenza stampa Moon Sang-gyun, portavoce del ministero della Difesa di Seul, confermando l’anticipazione rilanciata dall’agenzia Yonhap secondo cui l’operazione, che ha coinvolto l’ufficiale col rango di “colonnello senior”, è stata completata nel 2015.

Moon, non ha rivelato il nome dello 007, ma un report dell’agenzia di stampa Yonhap ha affermato che il colonnello aveva il compito di condurre azioni di spionaggio contro Seul ed era considerato parte dell’elite tra i nordcoreani che hanno disertato nel 2015. “La diserzione del funzionario militare nordcoreano è un fatto, ma non possiamo rendere pubbliche informazioni dettagliate a suo riguardo – ha aggiunto il portavoce Moon durante la conferenza stampa -. Riteniamo che egli ci possa fornire informazioni riguardo le operazioni del bureau contro la Corea del Sud”. Nel frattempo, una fonte di Seul ha rivelato che il funzionario dell’intelligence di Pyongyang – che era di stanza in Africa – ha disertato verso la Corea del Sud lo scoroso maggio, insieme ai membri della sua famiglia.

Nell’ultimo report diffuso dalle autorità di Seul è stato comunicato come nella scorsa settimana altri 13 nordcoreani hanno disertato e hanno raggiunto la capitale sudcoreana. Si tratta di 12 lavoratori e un manager di un ristorante che lavoravano in Cina, tutti appartenenti alla classe medio-alta. La loro paura, secondo il governo di Seul, era che sarebbero stati puniti nel caso in cui non avessero inviato il denaro guadagnato all’estero in Patria. Infatti, i ristoranti gestiti da nordcoreani in Paesi stranieri rappresentano una delle fonti di reddito per il regime di Pyongyang, che secondo un dossier non ufficiale, gestisce oltre 130 ristoranti all’estero, che generano un fatturato di 10 milioni di dollari annui che finiscono nelle casse del regime di Kim Jong-un.

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