LONDRA, PROTESTE CONTRO CAMERON Il premier ha ammesso che lui e la moglie avevano delle quote per un valore di oltre 30mila sterline nel fondo

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Centinaia di londinesi si sono radunati davanti al numero 10 di Downing Street per protestare e chiedere le dimissioni del premier britannico, David Cameron, dopo lo scandalo Panama papers. Non sono bastare le pubbliche ammissioni, seppur tardive, del primo ministro che in un primo momento aveva negato qualsiasi tipo di coinvolgimento nella vicenda. A organizzare la protesta diverse organizzazioni fra cui la cosiddetta Assemblea del popolo, composta da partiti di sinistra e sindacati per combattere contro le misure di austerità. Il corteo è stato organizzato sotto lo slogan “Chiudi i paradisi fiscali o dimettiti” e molti cittadini hanno urlato, rivolti al 50enne “primo Lord del Tesoro”; “dimettiti, dimettiti”.

Solo giovedì scorso Cameron aveva pubblicamente ammesso che lui e la moglie Samantha avevano delle quote per un valore di oltre 30mila sterline nel fondo; quote che poi avevano venduto prima che lui diventasse premier. Dai documenti è emerso, infatti, che il padre Ian Cameron, morto nel 2010, mise in piedi nel 1980 un fondo offshore, il Blairmore Investment Trust registrato alle Bahamas.

Secondo il The Guardian, nei 30 anni di storia della società – spostata in Irlanda nel 2012, due anni dopo che Cameron era diventato primo ministro – la Blairmore “non ha mai pagato un penny di tasse” in Gran Bretagna. Il capo del governo britannico ha ripetuto di aver rispettato la legge, pagando a suo tempo “normalmente” le tasse sui dividendi di quella quota. Nell’intervista al quotidiano britannico, Cameron ha anche ammesso di aver incassato 300.000 sterline di eredità alla morte del padre – un facoltoso broker finanziario – aggiungendo di “non sapere” se parte di questo denaro fosse transitato in precedenza in paradisi fiscali. Il premier ha infine ribadito l’impegno di rendere pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi. Chiarezza che l’opposizione laburista – e i molti cittadini scontenti dinanzi al portone del primo ministro – gli rimproverano di non aver finora mai fatto.

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