CRISI DIPLOMATICA ITALIA-EGITTO, IL CAIRO: “NO COMMENT”

591
  • English
cairo

A seguito del fallimento del vertice Italia-Egitto, il Ministro Gentiloni ha richiamato a Roma l’ambasciatore italiano dal Cairo. Facendo rientro in patria, i componenti della delegazione di magistrati e responsabili della sicurezza egiziani che hanno partecipato alle riunioni nella capitale del Bel Paese, sul giallo della morte di Giulio Regeni, hanno “Rifiutato di rilasciare qualsiasi dichiarazione sulla missione”. Lo riferiscono fonti aeroportuali al Cairo. Nessuna delle richieste avanzate dall’Italia è stata soddisfatta: un dossier di circa trenta pagine, totalmente insufficiente, e riempito di documenti già consegnati un mese fa, non riesce a far luce sulla grottesca vicenda del ritrovamento dei documenti di Regeni.

Il richiamo per consultazioni a Roma dell’ambasciatore italiano in Egitto è la “misura immediata”, la prima, a seguito del mancato cambio di marcia sulle indagini per chiarire la tragica morte di Giulio Regeni. Sugli altri passi “ci lavoreremo nei prossimi giorni”. Il Ministro degli Esteri Gentiloni, a Tokyo per partecipare al G7 degli Esteri di Hiroshima, rimanda a quanto detto di recente in parlamento: “Ricordo sempre gli aggettivi che ho usato e cioè che adotteremo misure immediate e proporzionali: questo ci siamo impegnati a fare e questo faremo”.

La crisi diplomatica arriva dopo due giorni di colloqui a Roma, con l’Italia che richiama per consultazioni l’ambasciatore al Cairo Maurizio Massari. “Vogliamo una sola cosa, la verità” affermano il premier Renzi e il ministro Gentiloni. “Siamo amareggiati”. Sono queste invece le semplici parole di Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio, che però non perdono la speranza di scoprire cosa sia accaduto al proprio figlio: “Siamo certi che le nostre istituzioni e tutti coloro che stanno combattendo al nostro fianco questa battaglia di giustizia, non si fermeranno”. Quel che era già evidente al termine della prima giornata di incontri, una delusione e un’irritazione nascosta soltanto dal silenzio totale degli investigatori, è diventato dunque ufficiale con il comunicato della procura di Roma.

Una lunga nota con la quale il procuratore, Giuseppe Pignatone, elenca le richieste non prese in considerazione dall’Egitto. Tuttavia, non vengono chiusi tutti i canali di comunicazione. Nel testo si sottolinea da un lato la volontà degli egiziani di proseguire, o almeno formalmente, “la collaborazione” attraverso “lo scambio di atti d’indagine”, dall’altro la “determinazione” di entrambi i paesi “nell’individuare e assicurare alla giustizia i responsabili di quanto accaduto, chiunque essi siano”. Ma è questo l’unico spiraglio, poiché le riunioni alla Scuola Superiore di Polizia si sono rivelate, di fatto, completamente inutili. Gli italiani, da un lato, hanno rinnovato le richieste di avere la documentazione promessa e gli egiziani, dall’altro, a prendere tempo rinviando le risposte.

Fa riflettere quello che è accaduto il primo giorno d’incontri: gli italiani avevano portato all’incontro una mezza dozzina di traduttori, in modo da poter mettersi immediatamente al lavoro sugli atti originali in arabo, ma quando si sono trovati dinanzi l'”esaustivo dossier” annunciato dall’Egitto, sono rimasti sconcertati davanti a quelle trenta pagine, concludendo la pratica in un paio d’ore. “Non c’è stato neanche bisogno di utilizzare tutti i traduttori poiché abbiamo avuto a disposizione pochissime carte, molte delle quali, tra l’altro, già le conoscevamo” dicono gli investigatori italiani. La procura di Roma ha spiegato i contenuti di quelle trenta pagine: “Sono stati consegnati i tabulati telefonici delle utenze egiziane in uso a due amici italiani di Giulio Regeni presenti a Il Cairo nel gennaio scorso, la relazione di sopralluogo, con allegate foto del ritrovamento del corpo di Giulio Regeni, una nota ove si riferisce che gli organizzatori della riunione sindacale tenuta a Il Cairo l’11 dicembre 2015, cui ha partecipato Giulio Regeni, hanno comunicato che non sono state effettuate registrazioni video ufficiali dell’incontro”.

Nessuna registrazione delle telecamere di sorveglianza della zona di Dokki dove Giulio è sparito, nessun tabulato delle dieci persone vicine al ricercatore indicate dagli investigatori italiani, non il verbale completo dell’autopsia. Sul tavolo, i rappresentanti dell?Egitto non hanno neppure messo i verbali delle testimonianze chieste, a partire da quella dell’autista che ha ritrovato il corpo. In particolare, manca l’elemento ritenuto fondamentale dalla procura: i tabulati di tutti i telefoni che agganciano la cella di Dokki il 25 gennaio e la cella che copre la superstrada Cairo-Alessandria il 3 febbraio.

“In relazione alla richiesta del traffico di celle presentata ancora una volta dalla Procura di Roma – scrive Pignatone – l’autorità giudiziaria egiziana ha comunicato che consegnerà i risultati al termine dei loro accertamenti, che sono ancora in corso”. E’ stato un modo per prendere ancora tempo tanto che, aggiunge la nota, “la procura ha insistito insistito perché la consegna avvenga in tempi brevissimi sottolineando l’importanza di tale accertamento da compiersi con le attrezzatura all’avanguardia disponibili in Italia”.

L’analisi di quei dati è infatti determinante per capire quali telefoni fossero presenti nella zona quando Giulio è sparito. E incrociandli con quelli della zona del ritrovamento, e con quelli in possesso della procura grazie all’analisi del pc di Giulio, gli investigatori non escludono di poter individuare la pista che potrebbe rivelare i torturatori e agli assassini del ricercatore. L’altro punto su cui la rottura è stata totale, è la vicenda dei documenti di Regeni, “riemersi” dopo due mesi a casa della sorella del presunto capo di una banda di sequestratori implicata nella scomparsa di Giulio. Banda che non può più difendersi dalle accuse poiché tutti i componenti sono morti in uno scontro a fuoco con le forze di polizia.

Gli egiziani ai colleghi italiani hanno raccontato “le circostanze attraverso le quali sono stati rinvenuti i documenti di Giulio Regeni”, aggiungendo che “solo al termine delle indagini sarà possibile stabilire il ruolo” che la banda ha avuto nella sua morte. Un tentativo di prendere ancora tempo e spingere nuovamente le indagini verso la pista della criminalità comune, immediatamente stoppato dalla procura: “non vi sono elementi del coinvolgimento diretto della banda criminale nelle torture e nella morte” del ricercatore. Posizioni opposte, con la verità sulla morte di Giulio Regeni ancora molto lontana.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS