“AMORIS LAETITIA”, UNA NUOVA PASTORALE FAMILIARE NEL SEGNO DEL GIUBILEO Gli interventi dei cardinali Baldisseri e Schönborn, e dei coniugi Miano che hanno preso parte ad entrambi i Sinodi

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Nella Sala Stampa della Santa Sede è stata presentata l’esortazione post-sinodale di Papa Francesco sulla famiglia, “Amoris laetitia”. Davanti a una platea di giornalisti, provenienti da tutto il mondo, sono intervenuti il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, il cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn, e i coniugi Francesco e Giuseppina Miano, che hanno preso parte ad entrambi i Sinodi sulla famiglia voluti dal Pontefice.

Baldisseri definisce il documento come uno “sguardo positivo” e “originale” sulla bellezza dell’amore coniugale e sulla famiglia. Da subito sottolinea come sia particolarmente significativo che questa esortazione venga pubblicato nell’ambito del Giubileo della Misericordia. “L’Anno Santo – ha detto il porporato – è davvero una buona notizia per le famiglie di ogni continente, specialmente per quelle ferite e umiliate. Il titolo Amoris Laetitia è in piena continuità con l’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium: dalla gioia del Vangelo alla gioia dell’amore nella famiglia. Il cammino sinodale ha presentato la bellezza della famiglia parlando dell’amore: esso costituisce il fondamento dell’istituto familiare, perché Dio è amore tra Persone, è Trinità e non solitudine”. “Amoris Laetitia – ha precisato – approfondisce il Vangelo del matrimonio e della famiglia”. Dall’Esortazione non bisogna aspettarsi una “nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi”, tuttavia “offre concreti orientamenti pastorali che, nella continuità, acquistano un valore e una dinamica nuova”.

Il cardinale Christoph Schönborn, teologo, ha rilevato che in questo documento si ritrova “il linguaggio e lo stile” propri di Francesco. Le sue sono “parole che scaldano il cuore”. Non bisogna lasciarsi “spaventare” dagli oltre trecento paragrifi, ha ripreso l’arcivescovo di Vienna, nella convinzione che leggendo Amoris Laetitia si troverà “gioia nella concretezza e nel realismo” del testo. “Integrazione” è la parola che fornisce la chiave di lettura di tutta l’Esortazione. Con questo documento viene superata “l’artificiosa, esteriore, netta divisione fra regolare e irregolare”. Ha quindi annotato che il Papa è “riuscito a parlare di tutte le situazioni senza catalogare”, senza “categorizzare” perché “essuno deve sentirsi condannato, nessuno disprezzato. In questo clima dell’accoglienza, il discorso della visione cristiana di matrimonio e famiglia diventa invito, incoraggiamento, gioia dell’amore al quale possiamo credere e che non esclude nessuno, veramente e sinceramente nessuno”.

“Momento di grande commozione e di profonda gioia” è stata la lettura di Amoris laetitia, dicono i coniugi Miano. La “letizia” è stata il sentimento che hanno condiviso, “per un testo magisteriale che nel parlare della famiglia riconduce all’essenziale, a quello che più conta; e lo fa con un linguaggio diretto, semplice, per tutti”. Per dirla con le loro parole: “non un testo per addetti ai lavori, ma per addetti alla vita”. Fortemente sottolineata dai due sposi la dimensione del cammino: “La categoria del cammino è fondamentale per capire il senso della vita della famiglia che traspare da queste pagine. Che la vita della famiglia sia un cammino viene ripetuto con chiarezza; un cammino in cui non bisogna stancarsi di guardare avanti, di avere grandi orizzonti, non bisogna smettere di sognare, e di cui imparare a gustare ed apprezzare ogni passo senza temere il divenire, le trasformazioni che il cammino porta con sé, avendo piuttosto il senso dell’imperfezione e della crescita”. I coniugi Miano hanno sottolineato quanto il Papa richieda alle famiglie di credere nella “cultura dell’incontro”, a non chiudersi “nell’individualismo del piccolo nido” ma ad avere un cuore generoso che sappia ritrovare “il gusto di relazioni autentiche”.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, il cardinale Schönborn ha ammonito a non concentrare l’attenzione esclusivamente sulla questione, anch’essa di rilievo, dell’accesso ai Sacramenti per i divorziati risposati. Si è soffermato su quanto scriveva Wojtyla nella Familiaris consortio: “San Giovanni Paolo parla di tre situazioni diverse. La terza è il caso nel quale i risposati hanno moralmente la convinzione che il loro primo matrimonio non sia valido. Non ha tirato la conclusione su questo fatto, ma io penso che ci siano delle situazioni in cui non sia possibile trovare una soluzione canonica, ma in cui – nella certezza morale che questo primo matrimonio non sia sacramentale e con la coscienza della quale parla Papa Giovanni Paolo e cioè che sono convinti che non siano sposati sacramentalmente – ammetterli ai Sacramenti era già una prassi da lungo tempo e che né Papa Giovanni Paolo, né Papa Benedetto hanno esplicitamente messo in dubbio”.

Non c’è, quindi, rottura tra Amoris laetitia e il magistero dei Pontefici precedenti sul tema della famiglia. Non c’è “cambiamento”, ha ripreso, ma “innovazione, sviluppo organico della dottrina: un’innovazione nella continuità. Al tempo stesso – suggerisce -bisognerebbe ridiscutere la prassi dei Sacramenti, non solo per i divorziati risposati ma in generale”.

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