Stepchild bocciata, i motivi della Consulta

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Nel rivolgersi alla Corte Costituzionale per un caso di “stepchild adoption”, da parte del tribunale dei Minori di Bologna c’è stata una “erronea qualificazione dei fatti”. Il giudice remittente ha ritenuto evidentemente “determinante” il fatto che la donna che chiedeva il riconoscimento dell’adozione della figlia della moglie sposata negli Usa fosse, al momento del ricorso, cittadina italiana. Non considerando, tuttavia, che, al momento dell’adozione “ella era solo cittadina americana”. E che l’adozione decisa nel 2004 nell’Oregon “riguardava una bambina di cittadinanza americana”.

Lo scrive la Consulta, nella sentenza con cui il 24 febbraio ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici avrebbero “erroneamente ricondotto la fattispecie oggetto del proprio giudizio ad una disposizione (…) volta ad impedire l’elusione, da parte dei soli cittadini italiani, della rigorosa disciplina nazionale in materia di adozione di minori in stato di abbandono, attraverso un fittizio trasferimento della residenza all’estero”.

La sentenza, depositata ieri, spiega il ragionamento fatto dai giudici costituzionali (presidente Giuseppe Frigo, redattore Nicolò Zanon) nel valutare come inammissibili le questioni di legittimità sollevate dal tribunale per i Minori sul caso di Eleonora Beck e Liz Joffe. “L’inadeguata individuazione, da parte del giudice rimettente, del contesto normativo – si legge nell’ultimo capoverso della sentenza – determina, dunque, un’erronea qualificazione dei fatti sottoposti al suo giudizio, tale da riverberarsi sulla rilevanza delle questioni proposte”.

La coppia, assistita dall’avvocato Claudio Pezzi, si era rivolta al tribunale di Bologna nel 2014. Le due donne erano divenute entrambe madri negli Usa con fecondazione eterologa da donatore anonimo, quindi ciascuna ha ottenuto l’adozione del figlio dell’altra, con sentenze di tribunali americani che hanno attribuito ad entrambe le madri le responsabilità genitoriali. Dal 2013 ad una di loro, insegnante universitaria, era stata attestata la cittadinanza italiana per discendenza: ha preso la residenza a Bologna e ha chiesto il riconoscimento anche in Italia dell’adozione della figlia della moglie.

Il tribunale dei Minori, a novembre 2014, si è rivolto alla Consulta, sollevando la questione di legittimità costituzionale in ordine ad articoli della legge “adozioni”. Ora, dopo la sentenza, la vicenda tornerà presumibilmente al vaglio dei giudici bolognesi. La decisione ebbe anche una coda polemica: il neo-eletto presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, aveva detto, lo stesso giorno della pronuncia: “L’inammissibilità era palese. Si trattava di una piccola questione e di un giudice che non sa fare il suo mestiere”. Nei giorni successivi Grossi si era scusato con il presidente del tribunale bolognese, Giuseppe Spadaro, con una lettera al Csm in cui ha precisato di non aver voluto offendere.

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