Prostituzione, superati dalla Francia

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ius soli

Il Parlamento francese in questi giorni ha concluso il dibattito parlamentare che allinea la legislazione francese con gli impegni derivanti dagli obblighi internazionali (Convenzione del 1949- Sulla soppressione traffico di esseri umani e prostituzione e Direttiva 2011/36/UE ), abrogando il reato di adescamento, e soprattutto adottando concrete sanzioni e misure contro l’illecita richiesta di atti sessuali a pagamento, quale necessario e fondamentale corollario strategico per l’eradicazione dello sfruttamento della prostituzione e dell’orrido reclutamento ed il traffico di esseri umani.

Si giunge anche a prevedere l’adozione da parte dei magistrati di una sorta di prescrizioni trattamentali per il cliente, come la partecipazione a sessioni rieducative e formative. E’ un grande passo ed un grande progresso del pensiero e del diritto per la parità di genere.

Senza i clienti che acquistano i corpi delle donne fatte prostituire, non esisterebbe un mercato; il business sui corpi delle donne esiste solo ad uso e consumo della clientela, primo ordine causale del fenomeno. E’ la domanda da soddisfare, il motivo e la causa principale dello sfruttamento della prostituzione e della tratta.

Si sdoganano nell’Assemblea francese, gli stereotipi sessisti, anche politici e giuridici, di quel miope, vetusto ed ideologico approccio a questi temi, secondo il quale la prostituzione sarebbe un’attività innocua tra consenzienti adulti, mentre al contrario, a nutrire le schiere dei sempre più giovani corpi mercificati sulle nostre strade, sono la femminilizzazione della povertà, la specifica vulnerabilità, la discriminazione di genere, l’oggettivazione della donna come persona, la violenza e l’abuso.

E’ davvero pare giunto il tempo di dire apertamente che i clienti non sono più gli sprovveduti uomini del secolo scorso, ma piuttosto che, i maschi ormai sono pienamente consapevoli che 9 volte su 10 acquistano prestazioni sessuali a pagamento da donne il cui consenso è estorto e viziato, e sono “costrette a vendersi” e che sono clienti sempre più violenti sia fisicamente che psicologicamente. Sulle nostre strade abbiamo uomini che usano consapevolmente donne schiavizzate o in stato di bisogno, donne che sanno essere vulnerabili e non in grado di opporre un rifiuto. Mutuando termini di diritto penale, potremmo definirli veri e propri stupri con dolo eventuale.

Sotto il profilo del diritto urge nel nostro Paese una presa di coscienza più ampia e un’audacia per una sempre maggiore aderenza al rispetto dei diritti umani e della dignità umana della donna e del suo corpo, onde evitare le retrive inversioni di tendenza dimostrate anche recentemente con la mercificazione degli ‘uteri’ o la ghettizzazione del degrado con lo “zoning”.

Nel recentissimo Piano Nazionale Antitratta si è timidamente inserito negli obiettivi strategici anche “lo scoraggiamento della domanda” (§2.8) riferendosi alla Strategia EU, tuttavia la scarsità di azioni specifiche sul punto acquirenti/clienti e la refrattarietà ad affrontare con incisività la questione “domanda”, lascia l’amaro in bocca, considerando che la nostra legislazione è tanto avanzata in merito alla tutela e protezione delle donne, quanto estremamente “tiepida” su questo fronte.

Ci auguriamo che anche il nostro legislatore al più presto si accorga che è necessaria una presa di posizione coraggiosa di conformità ai principi del diritto internazionale per fermare la domanda di prestazioni sessuali a pagamento, e che vanno nettamente rigettate tutte le proposte retrograde e distruttive del sistema internazionale di tutela dei diritti umani (v. Art. 1- Convenzione sulla soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui del 1949) che propongono regolamentazioni di mercati indegni di società evolute e civili.

Laila Simoncelli, Avvocato

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