IL MONDO PREPARA LA GUERRA

3444
  • English
guerra

Instabilità nel bacino del Medio Oriente, faide e rivolte in Africa, minacce crescenti dalla Nord Corea. Venti di guerra soffiano sempre più forti, da Est a Ovest, da Nord a Sud. L’uomo torna ad accarezzare la sua vocazione distruttiva; un mezzo semplice, una facile scappatoia davanti a problemi economici e sociali. Uno schiaffo alla vita, ai diritti e al dialogo, troppo spesso accantonato, bollato come sintomo di debolezza.

Che il mondo attraversi un periodo di tensioni e paure lo dimostra l’ultimo rapporto sulle spese militari dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace (Sipri) di Stoccolma. Dopo quattro anni di contrazione l’industria bellica torna a crescere. Nel 2015 la produzione e la vendita di armi hanno generato un mercato da 1.676 miliardi di dollari, con un rialzo dell’1% rispetto al 2014. Vale a dire circa il 2,3% del pil mondiale, pari al reddito prodotto dall’Italia. Per i fabbricanti di morte è dunque iniziata una nuova età dell’oro dopo un quadriennio di crisi.

Secondo gli analisti due sono i motivi alla base dell’inversione di tendenza; da una parte c’è una situazione economica globale in miglioramento, dopo la fase depressiva vissuta a partire dal 2008, che favorisce gli investimenti militari da parte delle super potenze e dei Paesi emergenti. Dall’altra l’esplosione di focolai bellici in aree geografiche divenute instabili, come la Siria, l’Iraq e la Libia. Tutte zone interessate dal fenomeno Isis. La jihad è un fattore decisivo, in un certo senso può essere definita la gallina dalle uova d’oro dei “Signori della Guerra”.

E infatti gli incrementi maggiori si sono registrati proprio in Medio Oriente. Ma anche Asia ed Europa dell’Est (leggasi Ucraina e Russia) hanno visto aumentare la propria spesa militare. In Occidente il dato è ancora in calo ma con minore vigore rispetto al passato.  Gli Stati uniti restano il Paese che spende di più. Il loro budget, di 596 miliardi di dollari, accusa una flessione del 2,4% rispetto all’anno precedente. Gli Usa sono seguiti a ruota dalla Cina, che nel 2015 ha destinato alle spese militari un budget di 215 miliardi di dollari, precedendo l’Arabia saudita (87,2 miliardi) e la Russia (66,4 miliardi).

Su un periodo di dieci anni, la spesa di Washington è scesa (-4%), quello della Pechino è esplosa (+132%), così come hanno fatto segnare un fortissimo aumento Riad (+97%) e Mosca (+91%). La Francia, che nel 2014 era al quarto posto, è passata in settima posizione, dietro Regno unito e India. L’Italia occupa il 12esimo posto, con 21,5 miliardi di euro (23,8 miliardi di dollari), pari allo 0,95% del Pil. Il taglio delle spese italiane è stato superiore al 10%, il più forte tra i 28 Paesi Ue. In Asia, secondo l’Istituto, il rialzo delle spese militari di Indonesia, Filippine, Giappone e Vietnam riflesse le tensioni, più o meno aperte, con la Cina e la Corea del Nord.

“Le ragioni di questo cambiamento di tendenza sono la Russia, l’organizzazione dello Stato islamico e la Nato – ha detto il ricercatore di Sipri, Sam Perlo-Freeman – La situazione riflette l’escalation di conflitti e tensioni in molte parti del mondo, ma è collegato anche al petrolio”. Il basso costo del greggio e l’aumento del terrorismo e delle guerre, che producono instabilità, hanno senz’altro creato le condizioni per investire di più in armi. E quando oro nero e polvere da sparo si mischiano il colore che esce è quello del sangue.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS