I MISTERI DEL PIANETA 9: IL SOLE LO HA “RUBATO” AD UN ALTRO SISTEMA E' l'ipotesi dell'astronomo Alexandar Mustill, dell'osservatorio svedese di Lund

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Il misterioso “nono pianeta” – che secondo i calcoli si troverebbe ai confini del Sistema Solare molto dietro l’orbita di Nettuno – potrebbe essere stato “scippato” dal nostro Sole ad un altro sistema planetario. E’ l’ipotesi (ancora tutta da confermare, come l’esistenza stessa del corpo celeste) dell’astronomo Alexandar Mustill, dell’osservatorio svedese di Lund, pubblicata sul sito Arxiv.

Secondo la ricostruzione dello scienziato, il nostro Sole, quando si trovava in una fase ancora “bambina” dei suoi 4,57 miliardi di anni – si sarebbe ritrovato circondato da molte altre giovani stelle, nate dalla sua stessa antica nebulosa. La nostra stella – la cui massa rappresenta da sola il 99,9% della massa complessiva del sistema solare – avrebbe sfruttato la sua attrazione gravitazionale per attirare questo grande pianeta che probabilmente orbitava nella periferia di un’altra giovane stella. Dopo il “furto”, il Sole si sarebbe allontanato dalla sua vittima, portando con sé il pesante bottino.

Scettico il mondo accademico. “Si tratta di uno scenario plausibile ma molto generico, una teoria fragile se pensiamo che il pianeta 9 è ancora da scoprire e ad oggi l’ipotesi della sua esistenza manca di qualsiasi appiglio sperimentale”, ha infatti commentato l’astrofisico italiano Gianluca Masi, curatore scientifico del Planetario e Museo Astronomico di Roma e fondatore del progetto Virtual Telescope, di cui è il responsabile scientifico. “Un annuncio tanto straordinario, come quello della probabile esistenza del pianeta, avrebbe bisogno di prove altrettanto straordinarie e l’orbita anomala di alcuni corpi celesti nella fascia di Kuiper non è sufficiente. Con questi presupposti, fantasticare sull’origine del pianeta può solo portare a ipotesi estremamente deboli: la stessa simulazione di Mustill – sottolinea Masi – indica che la probabilità della cattura del mondo alieno è inferiore al 2%”.

Il “Pianeta Nove” era stato ipotizzato dai due “cacciatori di pianeti”, Michael Brown e Konstantin Batygin, entrambi dell’Istituto Californiano di Tecnologia (Caltech) che avevano pubblicato sull’Astronomical Journal i calcoli teorici della presenza di un grande corpo celeste ai confini del Sistema Solare, delle dimensioni di Nettuno e con una massa pari a 10 volte quella della Terra, avvolto nell’oscurità perché troppo lontano per riflettere la luce del sole. Ad oggi, però, ci sono soltanto i calcoli a indicare la presenza del corpo, giudicati comunque solidi dalla comunità scientifica. Gli stessi autori sono consapevoli che la loro non è ancora una vera e propria scoperta: “Finché non ci sarà un’individuazione diretta – ha detto Brown alla rivista Science – la nostra resta un’ipotesi, anche se un’ipotesi potenzialmente buona”.

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